L'Urlo di Munch, venduto all'asta per 120 milioni di dollari

di Francesca Porta 

È la cifra più alta mai pagata per un'opera d'arte. L'acquirente è anonimo

Francesca Porta

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Foto AP/LaPresse

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«Camminavo lungo una strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all'improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto a un recinto. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c'erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura... e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura».

Sono queste le parole con cui, alla fine dell'Ottocento, il pittore norvegese Edvard Munch descriveva la sua opera più celebre: L'Urlo. Del quadro, diventato un'icona dell'espressionismo, esistono quattro versioni. Tre sono conservate nei musei norvegesi, mentre uno era di proprietà di Petter Olsen, un collezionista. Era, appunto.

Mercoledì 2 maggio, infatti, il dipinto è stato venduto nella casa d'aste Sotheby's di New York. L'identità dell'acquirente non è nota (ha partecipato all'asta via telefono), ma è invece nota l'entità dell'acquisto: 120 milioni di dollari.

Si tratta di una cifra record: nessuno aveva mai offerto (e pagato) così tanto per comprare un'opera d'arte. Fino a questo momento, il record era detenuto da un dipinto di Picasso, Nude. Green Leaves and Bust, che era stato battuto a 106,5 milioni di dollari nel maggio 2010. Nello stesso anno, a febbraio, una scultura di Alberto Giacometti era stata venduta a 104,3 milioni di dollari. Cifre importanti, certo, ma non paragonabili ai 120 milioni di dollari de L'Urlo.

Chi l'avrà acquistato? E, soprattutto, cosa deciderà di farne? Lo terrà chiuso in cassaforte oppure (come tutto il mondo si augura) troverà il modo di metterlo in mostra e di condividerlo con l'umanità?

 

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