Egitto, sciolto il Parlamento. Elezioni da rifare

di Francesca Porta 

La Corte costituzionale ha giudicato incostituzionale la legge elettorale con la quale si è votato in Egitto nelle elezioni parlamentari

Francesca Porta

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Poco più di sei mesi. È stata una vita alquanto breve quella della Camera bassa del Parlamento egiziano. Eletta nel mese di novembre, oggi la cosiddetta Assemblea del Popolo è stata sciolta per decisione della Corte costituzionale. I giudici hanno infatti sancito l'incostituzionalità della legge elettorale con la quale si è votato in Egitto nelle elezioni parlamentari.

In un primo momento la Corte aveva definito non valida solo l'elezione di un terzo dei membri dell'Assemblea, quella cioè dei deputati eletti col sistema maggioritario. Più tardi, però il capo dell'alto organo, Farouq Sultan, ha annunciato «l'annullamento di tutti i seggi» e «lo scioglimento dell'intero Parlamento».

In realtà, ad essere toccata dal provvedimento è solo la Camera bassa; nonostante sia stato eletta con la stesse legge elettorale, infatti, la Camera alta rimane valida. Ora il potere legislativo torna nelle mani del Consiglio delle forze armate (Scaf), che avrà il compito di stabilire una nuova legge elettorale e indire nuove elezioni parlamentari.

La Corte costituzionale, inoltre, ha giudicato valida l'ammissione alle elezioni presidenziali (il cui ballottaggio è in programma sabato 16 e domenica 17 giugno) di Ahmed Shafiq, inizialmente estromesso dal voto perché già primo ministro durante la dittatura di Hosni Mubarak. Secondo i giudici, all'ex premier non può essere vietato di candidarsi in quanto figura politica del regime.

«È un golpe», ha commentato Abdel Moneim Abul Fotouh, il candidato islamico moderato sconfitto al primo turno delle elezioni presidenziali. «Mantenere il candidato militare, rovesciare il Parlamento eletto e dare alla polizia militare la facoltà di arrestare i civili è un colpo di Stato completo. Chi pensa che i giovani faranno passare questo è un illuso».

Anche i Fratelli Musulmani hanno protestato contro la decisione della Corte. Mohamed Beltagui, membro del comitato esecutivo del partito, ha definito quello dei giudici «un colpo di stato totale che annulla sedici mesi di storia della patria». Migliaia di persone sono scese in Piazza Tahrir per esprimere il proprio dissenso.

L'Egitto è dunque nel caos a soli due giorni di distanza dal ballottaggio per eleggere il primo presidente del dopo-Mubarak: gli egiziani dovranno scegliere tra l'ex primo ministro Ahmed Shafiq e il candidato dei Fratelli Musulmani Mohamed Mursi. Certo è che, senza un Parlamento e una Costituzione, quello del nuovo presidente non sarà un compito semplice.

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