Il G20 in Messico spinge su crescita e lavoro, ma salta il vertice Usa-Ue

di Rita Russo 

I leader mondiali del G20 indicano la crescita e il lavoro come obiettivi per uscire dalla crisi. E Obama esorta l'Unione Europea a interventi immediati

Rita Russo

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Si fa presto a dire crescita, ma come ottenerla concretamente? Le grandi potenze del mondo riunite in Messico, a Los Cabos, concordano nel dire che la ripresa e il lavoro siano le strade a senso unico per uscire dal pantano della crisi economica.

Ma diverse sembrano le posizioni su come realizzare l'obiettivo comune. Nella bozza della dichiarazione finale si legge che «il G20 si impegna a prendere tutte le misure necessarie per rafforzare la crescita economica e creare posti di lavoro», e a «rompere il circolo vizioso fra banche e debito degli Stati». Nessun dettaglio operativo, però.

Un segnale che certo tra capi di stato e di governo le vedute non siano proprio convergenti è arrivato ieri sera. È saltato infatti, il previsto vertice tra il presidente americano Barack Obama e i leader europei, previsto a margine del G20 in Messico. Obama avrebbe dovuto vedere i leader di Italia, Spagna, Francia, Germania e Regno Unito dopo cena, ma si è poi fatto troppo tardi e l'incontro è stato annullato. Forse verrà recuperato oggi, ma ancora non è arrivata nessuna indicazione.

Seppure in forma indiretta, Obama ha lanciato l'ennesimo appello ai capi di stato europei, dichiarando che «è l'ora di agire per assicurare che tutti facciano ciò che è necessario per stabilizzare il sistema finanziario, assicurare la crescita, recuperare la fiducia dei mercati ed evitare il protezionismo».

Immediata la replica - sempre a distanza - del presidente della Commissione Ue José Manuel Barroso al Presidente americano: «Questa crisi è stata originata in Nord America e molti dei nostri istituti finanziari sono stati contaminati a causa delle non ortodosse pratiche delle strutture finanziare Usa. Non siamo venuti qui al G20 a prendere lezioni da nessuno».

Anche il nostro Governo è intervenuto nel dibattito sulla crisi, proponendo una posizione intermedia: «Nessuno pensa che l'Ue sia la fonte del problema», ha spiegato Mario Monti. Angela Merkel ha assicurato che «i leader europei si presentano uniti». Peccato che sia proprio la leader tedesca la sostenitrice più convinta dell'austerità e del contenimento della spesa pubblica.

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