Egitto, Mohamed Morsi è il nuovo presidente

di Francesca Porta 

Le prime elezioni presidenziali del dopo Mubarak sono state vinte dal candidato dei Fratelli Musulmani con il 51,7% dei voti. Sconfitto l'ex premier Ahmed Shafiq

Francesca Porta

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Foto AP/LaPresse

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L'Egitto ha voltato pagina. A sedici mesi dalla rivoluzione che ha messo fine al regime di Hosni Mubarak, il Paese ha democraticamente scelto il suo nuovo presidente. L'uomo che avrà il compito di costruire un nuovo Egitto si chiama Mohamed Morsi, ha sessant'anni e una formazione da ingegnere conseguita in parte negli Stati Uniti.

Morsi, membro del movimento dei Fratelli Musulmani, è stato in Parlamento dal 2000 al 2005 e ha trascorso diversi mesi in carcere dopo aver contestato Mubarak. Ora circa 13 milioni di egiziani (il 51,7% dei votanti) hanno deciso di affidargli il futuro del Paese.

All'annuncio della sua vittoria nel ballottaggio (lo sfidante Ahmed Ahafiq, ex premier fedele a Mubarak, si è infatti fermato al 48%), migliaia di persone si sono riversate nelle piazze per festeggiare.

Festeggiare la riuscita di un processo che ha portato alle prime elezioni democratiche. Festeggiare la vittoria di un uomo nuovo, slegato dall'ambiente militare attraverso il quale Mubarak ha mantenuto il potere negli ultimi trent'anni. Festeggiare l'inizio di una nuova era per il Paese. Di motivi per festeggiare, certo, ce ne sono.

Ma ci sono anche motivi per rimanere un poco perplessi. Per essere cauti. Mohamed Morsi, infatti, è un presidente senza Parlamento (dieci giorni fa la Camera Bassa è stata sciolta dalla Corte Suprema), un presidente senza Costituzione. È un presidente islamista, che in campagna elettorale ha parlato della volontà di «ricostruire l'Egitto e ridare dignità agli egiziani» in uno Stato «non teocratico, ma che faccia riferimento diretto alla Sharia», la legge coranica. Un presidente che ha promesso «sostegno ai palestinesi» nella loro «lotta legittima» contro Israele.

on queste premesse, è ovvio chiedersi quale sarà la politica estera del nuovo Egitto e come cambierà il ruolo dell'esercito rispetto al passato. E anche, non meno importante, come sarà modificata la legislazione per quanto riguarda i diritti delle donne.

Le perplessità, naturalmente, non tolgono nulla all'importanza di questo risultato e alla portata del cambiamento che sta avvenendo in Egitto. È una svolta epocale. Che, però, va festeggiata con un po' di cautela.

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