Crescita, unione bancaria, integrazione. Sono
questi i tre temi principali che verranno discussi nel Consiglio
Europeo sulla crisi economica in programma a Bruxelles oggi
(giovedì 28) e domani (venerdì 29 giugno).
Dopo diversi incontri bi/trilaterali, in questi due giorni i
leader dei ventisette Paesi dell'Unione Europea si
incontano tutti insieme per discutere sulla situazione e trovare
misure in grado di placare i mercati e rafforzare l'eurozona.
«L'obiettivo è quello di togliere ogni dubbio
sull'irreversibilità dell'euro», ha dichiarato il
presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso. E certo
non è un obiettivo facile. Con la Grecia che affonda nella crisi,
Spagna e Italia che continuano a soffrire e una Germania che sembra
disposta a concedere poco, l'andamento del vertice non è in nessun
modo prevedibile.
Sul primo tema, quello della crescita, i
Ventisette dovrebbero seguire, senza grandi problemi, la strada
tracciata da Italia, Spagna, Francia e Germania nel vertice di
venerdì scorso a Roma: varare un piano di investimenti da
120-130 miliardi di euro.
Per quanto riguarda l'unione bancaria, invece,
la questione è più complicata: si tratterebbe di creare una
supervisione bancaria a livello europeo e di
fissare alcune modalità di intervento con l'obiettivo di separare
crisi delle banche e crisi dei debiti sovrani.
Ma il nodo più critico è senza dubbio quello di una
maggiore integrazione tra i Paesi europei e degli
aiuti alle nazioni che stanno subendo in modo più violento le
conseguenze della crisi economica. Su questo tema si gioca in
realtà tutto il vertice.
Una delle proposte più discusse sarà senz'altro quella del
premier italiano Mario Monti sullo scudo
anti-spread. Il presidente del Consiglio, infatti, ha proposto di
utilizzare il Fondo salva-Stati (della Bce) per acquistare
i titoli di Stato dei Paesi sotto attacco dei mercati al
fine di ridurre il divario tra i tassi di quel Paese e quelli
tedeschi. L'operazione si chiama Market Stabilization
Program (MSP).
A decidere quando scatterebbe l'acquisto sarebbe una figura
europea (potrebbe essere il presidente dell'Eurogruppo) che
deciderà quando un Paese entra in una fascia di spread tale da
giustificare l'operazione. Per l'Italia, ad esempio,
l'intervento potrebbe avvenire con uno spread che si aggira
intorno ai 250-300 punti.
La proposta di Monti è ben vista da molti. E, da parte sua, il
premier non è disposto a cedere su questo punto: «L'Italia
aderirebbe alla Tobin Tax solo se in cambio ci sarà
maggiore solidarietà per ridurre gli spread».
Resta da vedere cosa ne penseranno i partner europei. E,
soprattutto, cosa ne penserà il cancelliere tedesco Angela
Merkel, la cui opinione resta sempre e ancora lo scoglio
più difficile da superare per raggiungere un accordo condiviso.
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