Cern: «Trovata la particella di Dio»

di Francesca Porta 

Dopo anni di ricerche ed esperimenti, oggi gli scienziati del Cern di Ginevra hanno annunciato l'esistenza del bosone di Higgs

Francesca Porta

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Fabiola Gianotti e Peter Higgs - Foto Getty Images

Fabiola Gianotti e Peter Higgs - Foto Getty Images

Era il 1964 quando il fisico inglese Peter Higgs teorizzò per la prima volta l'esistenza della "particella di Dio", il bosone che sta alla base della fisica del Modello Standard. Oggi, a ben 48 anni di distanza, lo stesso Higgs si è seduto in prima fila nella sala conferenze del Cern di Ginevra e ha applaudito commosso all'annuncio dei colleghi scienziati: «La particella di Dio esiste, abbiamo le prove».

Dopo mezzo secolo di ricerche ed esperimenti, infatti, gli scienziati guidati da Fabiola Gianotti di Atlas e Joe Incandela di CMS sono sicuri al 99,99994% che il bosone di Higgs esiste. Sono riusciti a "catturarlo" grazie al Large Hadron Collider, un superacceleratore capace di far scontrare fra loro nuvole di miliardi di protoni con un'energia di 14 TeV. In pratica, sono state riprodotte le condizioni dell'universo una frazione di secondo dopo la sua nascita.

La particella di Dio era l'ultimo tassello mancante per confermare la teoria del Modello Standard. Di cosa si tratta? In breve, è una teoria fisica che spiega la massa delle particelle, degli atomi, della materia e quindi dell'universo.

Prevede l'esistenza di dodici particelle elementari, divisi in quark e leptoni, veri e propri "mattoni" della materia, che vengono legati tra loro attraverso altre particelle (fotoni, gluoni, ecc...). Questa teoria, negli anni tra il 1964 a oggi, è stata dimostrata attraverso degli esperimenti in tutte le sue parti, tranne che nell'esistenza del bosone di Higgs. Mancava, dunque, l'ultima particella, che ora è stata trovata.

Le sue caratteristiche, però, non sono proprio come gli scienziati le avevano immaginate. E questo apre nuove prospettive. Come spiega Guido Tonelli, portavoce dell'esperimento CMS fino a pochi mesi fa, «il bosone di Higgs ha aperto una nuova fisica. Le sue caratteristiche sono un po' diverse da come la teoria l'aveva immaginato e presenta alcune anomalie che prospettano nuovi mondi di conoscenza da indagare».

«Le osservazioni di oggi ci indicano la strada da seguire in futuro», ha detto Sergio Bertolucci, direttore della ricerca del Cern. «C'è ancora molto da fare per capire i dettagli dei nostri dati. Ed è quello che faremo nei prossimi mesi». Il lavoro degli scienziati non è dunque ancora finito. Anzi, tenendo conto che la materia costituisce solo il 4% dell'universo, la maggior parte del lavoro è ancora tutta da fare.

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