Doping, la versione
di Alex Schwazer:
«Non ce la facevo più»

di Francesca Porta 

L'atleta bolzanino escluso dalle Olimpiadi per doping ha spiegato la sua versione dei fatti in una conferenza stampa

Francesca Porta

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Alex Schwazer - Foto AP/LaPresse

Alex Schwazer - Foto AP/LaPresse

«Ero disperato, non ne potevo più». Sono queste le parole con cui oggi Alex Schwazer ha commentato la sua espulsione dai Giochi Olimpici di Londra a causa della positività a un test antidoping.

Seduto al tavolo di una conferenza stampa, con di fronte decine di fotografi e giornalisti, il marciatore bolzanino ha raccontato la sua versione dei fatti. «Dopo Pechino ho avuto tre anni molto difficili come atleta, anni in cui non sono stato bene», ha detto Schwazer. «Nel 2010, dopo gli Europei, dissi che non avevo stimoli, poi alla fine dello scorso anno dovevo prendere delle decisioni e non sono stato più lucido».

«Non sono riuscito a tornare quello di prima, ma volevo tornero più forte. La pressione era tanta e non ho resistito alla tentazione di doparmi. Posso solo ripetere che mi dispiace e che ho fatto tutto da solo. Non ho detto niente a nessuno, nè alla mia famiglia, nè alla mia fidanzata ( Carolina Kostner, ndr)».

L'atleta azzurro ha poi svelato alcuni particolari su come è riuscito a procurarsi l'Epo, l'ormono glicoproteico che ha effetto dopante: «Mi sono informato su internet, ho saputo quello che volevo. Sono andato in Turchia da solo, ho preso l'eritropoietina in farmacia e sono ritornato a casa. Ho speso 1500 euro e il farmacista mi ha dato quello che volevo, senza ricetta».

Mentre raccontava, il giovane marciatore è scoppiato più volte a piangere: «Ho fatto l'ultima iniezione il 29 luglio. Il giorno dopo ha sunato al campanello l'addetto del controllo antidoping, potevo farmi negare, ma non l'ho fatto. Sapevo che sarei risultato positivo, ma non vedevo l'ora che finisse tutto».

Alex Schwazer ha poi commentato le voci sul presunto rapporto con il dottor Michele Ferrari, da tempo indagato per doping e frode sportiva: «Lo conosco, l'ho incontrato cinque o sei volte quando mi sono ritirato, ma non ho preso farmaci da lui. Ho solamente chiesto consigli tecnici in allenamento. I test antidoping che ho fatto in quel periodo testimoniano che ero pulito. E comunque non ho più sentito il dottore da quando è stato coinvolto nello scandalo del doping».

E, a proposito di vecchi test antidoping, l'atleta commenta anche la decisione del Cio di voler rianalizzare il suo campione di urina di Pechino 2008: «Spero che tutto venga rianalizzata, così confermeranno che non c'era traccia di doping. A Pechino ho vinto con l'emoglobina di un anemico».

«Domani vado a Bologna e riconsegno la pistola e il tesserino», ha poi dichiarato il marciatore riferendosi alla sua espulsione dall'Arma dei Carabinieri. «Se non ci fosse stata l'Arma io non avrei potuto fare questo sport. Ho tradito la loro fiducia, ma spero di andare avanti. Voglio scusarmi anche con i miei sponsor, e ringraziarli, perché sono rimasti anche quando i risultati non arrivavano».

Infine, quando gli è stato chiesto della fidanzata Carolina, Schwazer ha speso altre lacrime: «È stato difficile mentire, mi vergogno. Le ho detto che l'Epo conservato in frigo erano vitamine. Lei non sapeva assolutamente niente. Lei non c'entra niente».

Nel frattempo, la Procura di Bolzano ha aperto formalmente un'inchiesta sull'accaduto. Schwazer è indagato con l'ipotesi di reato di frode sportiva.

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