Tunisia, le donne in piazza per difendere la parità

di Francesca Porta 

Migliaia di tunisine hanno protestato contro l'articolo 28 della bozza della nuova Costituzione. Nel testo, infatti, si parla di «complementarietà» della donna rispetto all'uomo, non di «uguaglianza»

Francesca Porta

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Foto LaPresse

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«Il Paese non può tornare indietro». L'appello delle donne tunisine non potrebbe essere più chiaro: i diritti civili conquistati in Tunisia negli ultimi anni non possono essere revocati o aboliti. Soprattutto dopo l'avvento della rivoluzione dei gelsomini.

Le donne tunisine ne sono convinte e nei giorni scorsi sono scese in piazza a Tunisi per protestare contro l'articolo 28 della bozza della nuova Costituzione. L'articolo, proposto dal partito di maggioranza Ennhada (Fratelli Musulmani), definisce infatti le donne «complementari» agli uomini. Non «uguali» o «pari». Solo «complementari».

La definizione non è andata a genio a migliaia di donne, nè a molti padri, fratelli e mariti. In Tunisia, l'uguaglianza tra uomini e donne è stata riconosciuta il 13 agosto del 1957 dall'allora presidente Habib Bourguiba. Il codice civile promulgato quell'anno aboliva la poligamia, istituiva il divorzio e il matrimonio civile, e apriva la strada al diritto di voto attivo ottenuto dalle donne tre anni dopo.

Grazie a quel codice, negli ultimi cinquant'anni la Tunisia è diventata uno dei Paesi musulmani più emancipati dal punto di vista dei diritti femminili. Che ora, dopo aver cacciato il dittatore Ben Ali, le donne tunisine debbano rassegnarsi a un passo indietro in questo senso, è per loro inaccettabile.

«Invece di rafforzare il Codice promulgato da Bourguiba, stanno cercando di mortificare la dignità e i diritti delle donne», ha dichiarato Hela Amri, una giovane attivista. «La mia risposta all'articolo 28 della futura Costituzione, che contiene tesi pericolose e inaccettabili, è scritta sul cartello che ho portato alla manifestazione: "Io sono una donna totale più un altro mezzo"».

Secondo Souad Abderrahim, membro di Ennhada nella Costituente, la reazione delle donne tunisine è stata eccessiva: «Si tratta solo di una bozza, non del testo definitvo. Abbiamo scritto che le donne e gli uomini sono complementari l'una all'altro e non che le donne sono un complemento degli uomini».

Che sia un problema lessicale e non politico? Potrebbe anche essere. Resta il fatto, però, che il lessico è (quasi sempre) politica.

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