Siria, due giornalisti uccisi ad Aleppo

di Francesca Porta 

Le vittime sono Mika Yamamoto, vincitrice del "Pulitzer" giapponese, e un giornalista turco. Altri due colleghi risultano dispersi

Francesca Porta

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Mika Yamamoto insieme al padre Koji - Foto Getty Images

Mika Yamamoto insieme al padre Koji - Foto Getty Images

Aggiornamento delle ore 17.30:

I corpi di quaranta persone, giustiziate con colpi alla testa, sono stati rinvenuti nei sotterranei della moschea Omar di Muaddamiya, a sud-ovest di Damasco.

Aggiornamento delle ore 15:

Insieme a Mika Yamamoto sarebbe rimasto ucciso anche un giornalista turco (precedentemente dato per disperso), di cui non si conoscono ancora le generalità. Altri due reporter risultano dispersi.

 

In precedenza:

Una giornalista giapponese è morta ieri ad Aleppo, in Siria. Si tratta di Mika Yamamoto, 45 anni, reporter di prima linea che lavorava per l'agenzia di stampa indipendente Japan Press e che alcuni anni fa aveva vinto il premio Vaugh-Ueeda (il "Pulitzer" giapponese).

Secondo quanto riferito dal ministero degli Esteri nipponico, la Yamamoto (scampata nel 2003al bombardamento del Palestine Hotel di Baghdad, in Iraq) sarebbe stata colpita durante uno scontro a fuoco tra i ribelli e i soldati dell'esercito siriano.

Non è ancora chiara la dinamica dell'accaduto. Il collega Kazutaka Sato, che era con lei al momento della sparatoria, ha raccontato che «un gruppo di persone in tuta mimetica» è andato verso di loro per poi iniziare «a sparare all'impazzata da una distanza di 20 o 30 metri, forse addirittura più da vicino». Secondo il reporter, «sembravano soldati governativi».

La versione dell'autista che stava trasportando i giornalisti, però, è ben diversa. L'uomo, infatti, ha dichiarato che la vettura con cui stavano viaggiando è stata assaltata da combattenti che indossavano le divise dell'Esercito siriano libero (braccio armato dei ribelli).

Le parole dell'autista sono state subito smentite da Ahmed Ghazali, combattente dei ribelli, che ha pubblicato sul web un video in cui attribuisce la responsabilità dell'uccisione di Mika Yamamoto alle forze leali al presidente Bashar Al Assad. «Accogliamo volentieri ogni giornalista che voglia entrare in Siria» - ha dichiarato Ghazali - «garantiamo sicurezza all'ingresso, ma non siamo responsabili delle brutalità delle forze di Assad contro i media».

La dinamica, appunto, non è chiara. Quel che è certo è che insieme a Mika Yamamoto c'erano altri tre giornalisti stranieri (due arabi e un turco) che ora risultano dispersi.

Intanto, ieri il presidente degli Stati Uniti Barak Obama è tornato a chiedere a gran voce le dimissioni del presidente Assad. «Per il momento gli Usa non prevedono un attacco militare, ma le cose potrebbero cambiare», ha avvisato il presidente. «L'uso di armi chimiche e biologiche in Siria sarebbe una linea rossa per un possibile intervento militare nel Paese».

Leggi anche:

>>Siria, l'allarme Onu: «Crimini contro l'umanità»

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