Film anti-Islam, proteste in tutto il mondo arabo

di Francesca Porta 

Dall'Egitto alla Libia, dal Libano al Sudan, continuano le manifestazioni contro il film su Maometto prodotto negli Stati Uniti

Francesca Porta

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Scontri al Cairo - Foto AP/LaPresse

Scontri al Cairo - Foto AP/LaPresse

Invece di placarsi, la protesta contro il film anti-Islam prodotto negli Stati Uniti sta dilagando in tutto il mondo arabo. Da ormai più di 24 ore, manifestazioni e cortei sfilano per le strade delle maggiori capitali islamiche e diverse ambasciate americane ed europee sono prese d'assalto.

In Tunisia un gruppo di persone ha dato fuoco al consolato Usa di Tunisi, mentre in Iran una folla di manifestanti è scesa in piazza a Teheran all'urlo di «morte all'America». In Sudan sono state attaccate le ambasciate di Germania e Gran Bretagna, entrambe a Khartoum.

Momenti di tensione sono stati registrati anche in Bangladesh, Siria, Turchia, Pakistan, Yemen e Giordania. In Libano, dove oggi è arrivato Papa Benedetto XVI in visita ufficiale, è stato incendiato un fast food della catena americana KFC. I disordini hanno causato un morto e venticinque feriti.

Si continua a protestare anche in Egitto: migliaia di persone si sono riversate in piazza Tahrir, al Cairo, urlando slogan contro il film tanto contestato. Nel frattempo, il presidente egiziano Mohamed Morsi ha incontrato a Roma il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Nel colloquio al Quirinale, Morsi ha condannato duramente il film anti-Islam, ma anche gli attacchi alle ambasciate. «Il popolo egiziano respinge le offese al profeta Maometto. Non permetteremo simili atti. Per l'Egitto, però, sono assolutamente inaccettabili anche gli assalti alle ambasciate. Abbiamo l'obbligo di difendere missioni diplomatiche e turisti».

Da parte sua, il presidente Napolitano ha definito il film come «un'offesa a qualsiasi credo religioso». Le parole del Capo dello Stato italiano si uniscono a quelle giunte da molte altre parti del mondo, compresi gli Stati Uniti. Solo ieri, infatti, il segretario di Stato americano Hillary Clinton aveva definito la pellicola «disgustosa e deplorevole».

Parole di condanna nei confronti degli attacchi alle ambasciate sono giunte anche da Mohammed Al Magarief, presidente della Libia, dove martedì scorso le proteste contro il film hanno rappresentato il pretesto per un attentato di Al Qaeda all'ambasciata americana di Bengasi (nel quale sono morti l'ambasciatore Chris Stevens e altri tre funzionari).

Nulla, insomma, sembra poter fermare lo sdegno e la collera del mondo arabo nei confronti del film. Neanche le dichiarazioni di estraneità e condanna di tanti rappresentanti dell'Occidente.

Leggi anche:

>>Libia, assalto al consolato Usa. Ucciso l'ambasciatore Chris Stevens

>>Libia, il Pentagono invia due navi da guerra

 

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