Vatileaks, l'ex maggiordomo: «Ho tradito il Papa, ma non ho rubato»

di Francesca Porta 

Paolo Gabriele, accusato del furto di documenti riservati, è stato ascoltato oggi in tribunale. L'ex maggiordomo del Pontefice ha dichiarato di aver subito maltrattamenti in cella

Francesca Porta

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Paolo Gabriele scorta Papa Benedetto XVI - Foto LaPresse

Paolo Gabriele scorta Papa Benedetto XVI - Foto LaPresse

«Mi sento colpevole per aver tradito la fiducia che aveva riposto in me il Santo Padre, che io sento di amare come un figlio. Ma mi dichiaro innocente riguardo al furto aggravato». È questa la dichiarazione rilasciata oggi da Paolo Gabriele, l'ex maggiordomo di Benedetto XVI, durante la seconda udienza del processo che lo vede imputato per il furto di documenti riservati dall'appartamento del Papa.

«Non ho preso soldi o altri benefici né per me né per altri», ha detto Gabriele nella sua deposizione. Quello che ha fatto, invece, è stato fotocopiare alcuni documenti che si trovavano nella segreteria particolare del Pontefice. Le carte venivano riprodotte in due copie: una da consegnare all'esterno e una da conservare.

«Non ho avuto complici nel modo più assoluto nell'azione che mi viene contestata», ha sostenuto l'ex maggiordomo. «Ho agito per lo stato d'animo e lo sconcerto per una situazione diventata insopportabile e diffusa ad ampio raggio in Vaticano. Nel corso di questi anni non sono stato solo io a fornire documenti alla stampa».

Oltre a fornire la sua versione su quanto accaduto, durante l'udienza Paolo Gabriele ha parlato della sua detenzione in cella, denunciando pressioni e maltrattamenti. L'ex maggiordomo ha dichiarato di essere stato detenuto per i primi 20 giorni in una cella molto angusta («non potevo neanche allargare le braccia», ha detto), dove la luce è restata accesa 24 ore su 24. «Non c'era interruttore», ha spiegato Gabriele. «La luce era sempre accesa e questo mi ha causato un abbassamento della vista».

A seguito delle sue parole, il presidente del collegio giudicante Giuseppe Della Torre ha incaricato il promotore di giustizia Nicola Picardi di aprire un fascicolo, il numero 52/2012, «per accertare se vi siano stati eventuali abusi nella detenzione dell'imputato». Da parte sua, la Gendarmeria vaticana ha diffuso un comunicato in cui respinge le accuse e sostiene che a Paolo Gabriele sono state anzi «concesse una serie di particolari attenzioni per far sì che potesse trascorrere quel periodo nella maniera più serena possibile».

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