Nobel per la medicina a Gurdon e Yamanaka

di Francesca Porta 

I due scienziati, a distanza di 40 anni l'uno dall'altro, hanno dimostrato che le cellule mature possono essere riprogrammate

Francesca Porta

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John Gurdon e Shinya Yamanaka, vincitori del Premio Nobel per la
medicina - Foto rispettivamente by Rubenstein [CC-BY-2.0], Wikimedia Commons, e
AP/LaPresse

John Gurdon e Shinya Yamanaka, vincitori del Premio Nobel per la medicina - Foto rispettivamente by Rubenstein [CC-BY-2.0], Wikimedia Commons, e AP/LaPresse

«Le cellule possono tornare indietro nel tempo». È questa la grande scoperta con la quale lo scienziato inglese John Gurdon e il giapponese Shinya Yamanaka hanno conquistato il Premio Nobel per la medicina 2012.

A distanza di 40 anni l'uno dall'altro, i due studiosi sono riusciti a dimostrare che le cellule mature e con funzioni ben definite possono essere fatte regredire a cellule immature e riprogrammate per qualsiasi altra funzione.

Prima di questa scoperta, si sapeva che l'embrione è formato da cellule immature, in grado di diventare qualsiasi cellula (muscolare, neuronale, ecc...) dell'organismo maturo. Si pensava, però, che una volta avvenuta la "trasformazione" da cellula immatura a cellula matura (con la sua specifica funzione) non si potesse più tornare indietro.

Gurdon e Yamanaka hanno invece scoperto che il processo è reversibile. Una cellula matura, dunque, può tornare a essere una cellula immatura e trasformarsi in una nuova cellula, con funzione diversa da quella avuta in precedenza.

Il percorso è stato lungo. Nel 1962 Gurdon, padre della clonazione, dimostrò attraverso un esperimento sui girini che la cellula matura conserva al suo interno tutte le informazioni necessarie a trasformarsi in qualsiasi altro tipo di cellula. Quarant'anni dopo il giapponese Yamanaka è riuscito in laboratorio a riportare una cellula matura allo stato immaturo e pluripotente.

Secondo i giudici dell'Istituto svedese che assegna il Premio Nobel, gli studi dei due scienziati «hanno rivoluzionato la nostra conoscenza sulla sviluppo delle cellule e dell'organismo». E, soprattutto, in futuro questa scoperta potrebbe contribuire a trovare la cura per diverse malattie che affliggono l'umanità.

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