Il discorso di Obama:
«Il nostro viaggio
non è finito»

di Francesca Porta 

Il 44esimo presidente degli Stati Uniti ha giurato sulla Bibbia (anzi, sulle Bibbie) di fronte a oltre 800 mila cittadini americani

Francesca Porta

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«Il nostro viaggio non è finito, il nostro lavoro non è completo. Ora come non mai dobbiamo agire tutti insieme, come un solo popolo». Sono queste le parole pronunciate ieri dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama nel discorso d'inaugurazione del suo secondo mandato. Parole pronunciate con voce decisa, ma con sguardo commosso.

Dopo aver prestato giuramento su due Bibbie (quella appartenuta ad Abramo Lincoln e quella di Martin Luther King), il 44esimo presidente si è rivolto all'America ricordando non quanto fatto, ma quanto cammino ancora resta da percorrere: «Il nostro viaggio è ancora lungo. Il nostro lavoro non sarà completato fino a quando le nostre mogli, le nostre madri e le nostre figlie non avranno un uguale compenso salariale per il lavoro svolto».

«Il nostro viaggio non sarà finito finché i cittadini devono aspettare ore per votare, finché non troviamo un modo migliore per accogliere gli immigrati che ancora pensano che l'America è una terra di opportunità, finché studenti e ingegneri non trovano lavoro invece che essere espulsi dal paese, finché i nostri figli, dalle strade di Detroit alle vie di Newtown, non saranno curati, coccolati e sempre lontani dal pericolo».

Quello del presidente Obama è un discorso di propositi, un discorso di uguaglianza. «Il nostro lavoro non sarà completo finché i nostri fratelli e le nostre sorelle gay non saranno trattati come chiunque altro in base alla legge. Se siamo davvero creati uguali, allora anche l'amore che promettiamo a un'altra persona deve essere uguale».

«Quando i tempi cambiano» - ha concluso Obama - «anche noi dobbiamo cambiare. La sfida della nostra generazione è realizzare nei fatti il principio della nostra Costituzione per cui tutti nasciamo uguali e con gli stessi diritti. Siamo fedeli a quei valori solo se una bambina nata nella povertà estrema può sapere di avere le stesse chance di altri, perché è americana, perché è libera ed eguale non solo davanti a Dio, ma anche davanti ai nostri occhi».

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