Datagate, la talpa è un ex dipendente della Cia

di Francesca Porta 

A far scoppiare lo scandalo delle telefonate intercettate negli Stati Uniti è stato il ventinovenne Edward Snowedn

Francesca Porta

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Edward Snowden - Foto Ansa

Edward Snowden - Foto Ansa

Fino a poco tempo fa, Edward Snowden aveva una bella casa alle Hawaii, un lavoro da duecentomila dollari l'anno, una promettente carriera davanti a sé e una fidanzata. Oggi, invece, è rinchiuso nella stanza di un albergo di Hong Kong, da solo e senza un lavoro. Anzi, con il rischio di andare presto in prigione.

La vita di Edward Snowden, ventinove anni, è cambiata lo scorso 20 maggio. Dopo aver lavorato per sei anni come tecnico informatico della Cia, il giovane ha infatti deciso di denunciare pubblicamente l'utilizzo da parte della Nsa (l'Agenzia nazionale per la sicurezza) di un programma che permette l'accesso e la registrazione dei dati telefonici di milioni di cittadini americani.

«Ho visto cose che voi non avete idea, se la gente sapesse davvero cosa sono in grado di fare quelli: sanno tutto delle nostre vite», ha spiegato Edward Snowden al Guardian, il quotidiano che la scorsa settimana ha pubblicato i documenti forniti dal giovane facendo così scoppiare lo scandalo Datagate. «In tutta coscienza non potevo più tacere di fronte al fatto che il governo americano distrugge la privacy, la libertà su internet e le libertà fondamentali della gente con questa macchina di sorveglianza segreta».

«La Nsa ha costruito un'infrastruttura che consente di intercettare quasi tutto», ha dichiarato Snowden. «Se voglio leggere le vostre mail o ascoltare il telefono di vostra moglie, posso farlo. Posso entrare nelle vostre email, avere le vostre password, i dati telefonici o delle vostre carte di credito. Non voglio vivere in una società che fa questo tipo di cose».

Per questo, Edward Snowden ha deciso di rivelare tutto. Il 20 maggio ha copiato nel suo portatile i documenti e i dati segreti da passare alla stampa e ha avvisato il datore di lavoro che avrebbe preso un periodo di riposo per fare della cure per l'epilessia (di cui soffre da tempo). Alla fidanzata ha detto di dover star via alcuni giorni, fatto piuttosto comune per chi lavora nei servizi segreti. Poi, con tutti i file con sé, è volato ad Hong Kong.

«Non ho nulla da nascondere, so di non aver fatto nulla di male», ha detto Snowden. «Ma so anche che ora mi faranno soffrire per le mie azioni». Come accaduto a Bradley Manning, la talpa di Wikileaks che ora è sotto processo, probabilmente Snowden sarà accusato e rischierà il carcere. Ma al giovane non importa, purchè vengano difese privacy e libertà: «Sarò contento se le azioni del Paese a base di leggi segrete e irresistibili poteri esecutivi verranno alla luce anche solo per un istante».

Leggi anche:

>>Usa, milioni di telefonate sotto controllo

 

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