Turchia, ancora scontri nella notte. La polizia riprende piazza Taksim

di Francesca Porta 

La piazza simbolo della protesta è stata sgombrata dopo ore di scontri tra polizia e manifestanti. Erdogan non cede: «Sradicheremo gli alberi»

Francesca Porta

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Piazza Taksim è deserta. Dopo una lunga notte di scontri con la polizia, i manifestanti hanno sgombrato la piazza e si sono ritirati a Gezi Park. Gli ultimi lacrimogeni e getti d'idrante sono stati lanciati intorno alle tre di notte (le due in Italia), poi nell'area sono rimasti solo i camion della nettezza urbana.

Ma non si tratta di una tregua destinata a durare. Il premier Recep Tayyp Erdogan, la cui politica autoritaria è al centro della protesta, sembra intenzionato a non cedere: «Sradicheremo gli alberi da Gezi Park, saranno ripiantati in un altro luogo. La questione è chiusa. I manifestanti si ritirino dal parco. Non avremo più tolleranza. Con il pretesto del parco si sta giocando a un gioco più grande».

Anche il sindaco di Istanbul, Huseyin Avni Mutlu, ha annunciato la linea dura: «Continueremo ininterrottamente con le nostre misure, fino a quando elementi marginali (della protesta) saranno resi inoffensivi».

E, dal canto loro, anche i manifestanti non danno segno di cedimento. Nonostante i morti (quattro) degli scorsi giorni e i numerosi arresti (secondo alcune fonti almeno 70 avvocati-attivisti sarebbero stati fermati e condotti in carcere), centinaia di persone sono ancora accampate a Gezi Park.

La rivolta, partita da Istanbul, sta inoltre dilagando ad Ankara, Smirne e in molte altre città turche. Le richieste dei manifestanti sono due: la rinuncia da parte del governo alla distruzione di Gezi Park e una marcia indietro da parte di Erdogan sulle politiche autoritarie e islamizzanti degli ultimi due anni.

Sulla questione, ieri, è intervenuta anche la Casa Bianca: «Continuamo a seguire con preoccupazione gli eventi in Turchia e il nostro interesse è quello del sostegno alla libertà di espressione e di assemblea, compreso il diritto di protestare pacificamente. Crediamo che la stabilità di lungo termine della Turchia sia meglio garantita sostenendo le libertà fondamentali e la libertà dei media. La Turchia è un Paese alleato e amico degli Stati Uniti e ci aspettiamo che le autorità turche sostengano queste libertà fondamentali».

Leggi anche:

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>>Turchia, nuovi scontri a Istanbul e Ankara

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