Egitto nel caos, ecco cosa sta succedendo

di Francesca Porta 

Dopo la deposizione di Morsi, continuano gli scontri tra l'esercito e i sostenitori dell'ex premier. Il bilancio provvisorio è di 42 morti

Francesca Porta

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L'Egitto in rivolta - Foto Getty Images

L'Egitto in rivolta - Foto Getty Images

È di 42 morti e decine di feriti il bilancio, purtroppo ancora provvisorio, dei violenti scontri avvenuti questa mattina al Cairo tra l'esercito e i sostenitori dell'ex primo ministro Mohamed Morsi. A ormai tre giorni di distanza dalla deposizione del premier, la situazione è ancora tesa e pericolosamente vicina a sfociare in una guerra civile.

Che cosa sta succedendo? Per comprenderlo nei particolari, è necessario fare un passo indietro e ripercorrere gli eventi degli ultimi mesi, quando la popolarità del presidente Morsi è crollata lasciando spazio a una nuova ondata di malcontento e di proteste.

Mohamed Morsi è salito al potere circa un anno fa, dopo aver vinto con il 51,7% dei voti le prime elezioni democratiche del dopo-Mubarak. Esponente di Libertà e Giustizia, il partito dei Fratelli Musulmani, durante i giorni della primavera araba Morsi era stato incarcerato per essersi opposto al regime di Mubarak. Per questo la sua elezione è stata accolta con gioia e speranza da gran parte degli egiziani.

Le aspettative, però, sono state presto deluse. Morsi ha affermato di voler creare una Costituzione democratica e un governo laico, ma in realtà il premier ha presto virato verso l'autoritarismo di impronta islamista. Lo scorso mese di novembre, infine, Morsi ha firmato un decreto col quale si è attribuito poteri legislativi illimitati.

La svolta autoritaria di Morsi ha quindi portato allo scoppio di nuove proteste di piazza. Mente la crisi economica (aggravata da quella del turismo) si faceva sempre più dura, centinaia di persone hanno iniziato a scendere in piazza per chiedere le dimissioni del primo ministro e lo svolgimento di nuove elezioni.

Nel mese di giugno le proteste si sono fatte più cospicue e numerose. Al Cairo ci sono stati diversi scontri tra i manifestanti che chiedevano le dimissioni di Morsi e i sostenitori del premier. A fine mese, l'esercito ha invitato il governo a prendere in considerazione le richieste del popolo egiziano per evitare l'insorgere di nuovi disordini.

Ma Mohamed Morsi ha ignorato l'ultimatum, annunciando l'intenzione di rimanere al suo posto indipendentemente da quanto stava succedendo nelle piazze. A quel punto l'esercito è sceso in strada e ha messo in atto un golpe. Il capo delle forze armate, Abdel Fattah Al Sisi, ha annunciato la destituzione di Morsi: «Le forze armate hanno accolto le richieste del popolo egiziano. Per questo la Costituzione è sospesa, presto saranno indette nuove elezioni presidenziali».

Con la destituzione di Morsi, il potere è passato nelle mani di Adly Mansour, il capo dell'Alta Corte, che presto dovrebbe nominare un governo tecnico (forse il nuovo premier sarà l'economista socialdemocratico Ziad Bahaa Al Din) che traghetterà l'Egitto a nuove elezioni democratiche. Ma la svolta non è stata accettata da tutti: i Fratelli Musulmani e i sostenitori di Morsi sono in rivolta contro l'esercito.

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