«Je suis Charlie» solidarietà per le vittime dell'attacco armato a Parigi

di Alessia Arcolaci 

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Hanno aperto il fuoco «in nome di Allah» e hanno sterminato quasi l'intera redazione della rivista satirica «Charlie Hebdo». Pochi minuti di terrore e sangue per siglare una giornata, quella del 7 gennaio, già diventata l'11 settembre francese, una nuova drammatica pagina della storia mondiale. Otto giornalisti freddati all'interno della redazione, mentre svolgevano la rituale riunione, due poliziotti, uno dei quali, Ahmed è ucciso con una vera e propria esecuzione sul marciapiede della strada, un impiegato e un ospite presente in redazione. Un atto gravissimo che torna a ledere la libertà di stampa.

Sono caduti sotto i colpi del commando di terroristi Charb, il direttore, e i popolarissimi disegnatori satirici Wolinski, Cabu e Tignous. Li hanno cercati, identificati ed uccisi uno ad uno. Charb aveva appena disegnato un'ultima vignetta tragicamente profetica, in cui scherzava su possibili attacchi terroristici imminenti in Francia.

Da ore le teste di cuoio stanno dando la caccia ai terroristi che sarebbero stati identificati tramite i documenti lasciati all'interno della macchina utilizzata e abbandonata subito dopo uno scontro con un'altra donna in strada. Si tratterebbe di due fratelli, Said e Cherif Kouach, jihadisti franco-algerini di 32 e 34 anni, secondo alcune fonti tornati Francia quest'estate, reduci dalla Siria e collegati alla rete terroristoca di Al Qaeda. Sarebbero stati aiutati nel folle sterminio da un terzo uomo, Hamyd Mourad, di appena 18 anni, la cui nazionalità è ancora sconosciuta.

Mentre in Francia è stato proclamato il lutto nazionale, tutto il mondo dopo l'attentato di ieri è sceso in piazza al grido di«Je suis Charlie» per esprimere la propria solidarietà e rivendicare il diritto alla libertà di stampa.

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