Year In Hasthag: il 2011 visto da Twitter

di Francesca Porta 

Un sito internet racconta gli eventi dell'anno attraverso i cinguettii della rete

Francesca Porta

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L'home page di yearinhashtag.com

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Dalle rivolte della Primavera Araba al terremoto del Giappone, dalle manifestazioni degli Indignados alla scomparsa di Steve Jobs, dal matrimonio di William e Kate alla morte di Osama Bin Laden: sono centinaia gli avvenimenti che hanno segnato il 2011 e che ora, negli ultimi giorni di dicembre, ci vengono ricordati dai giornali e dai siti internet di tutto il mondo.

Tra le tante carrellate di immagini ed eventi, però, ce n'è una che spicca per originalità e per la scelta del punto di vista: il suo nome è Year In Hashtag. Si tratta di un sito internet creato da un gruppo di blogger e di esperti del mondo della comunicazione che hanno deciso di ripercorrere quanto accaduto nel 2011 attraverso Twitter. Mai come nell'anno che sta per concludersi, infatti, il social network dei "cinguettii" ha svolto un ruolo di primo piano nel raccontare avvenimenti e trend.

I creatori di Year in Hashtag, allora, hanno deciso di selezionare gli "hashtag" - quelle parole chiave precedute dal cancelletto (#) che vengono utilizzate su Twitter per taggare una discussione - più significativi dell'anno: #Japan, #OccupyWallStreet, #Bin Laden, #SpanishRevolution, #Tahrir, #RoyalWedding, ecc...

Da questa selezione sono poi partiti per costruire schede esplicative ricche di contenuti: tutti gli eventi più importanti del 2011 sono ricordati con foto, video e tweet condivisi sul celebre social network. Il risultato è un portale colorato e semplice da navigare (le schede possono essere cercate a seconda del mese o dei luoghi) che riassume tutto quanto è successo quest'anno.

«Per Time la persona dell'anno è "il manifestante". Scorrendo Year In Hashtag non si può non essere d'accordo: sono le piazze i luoghi in cui la Storia è passata e si è fermata a lungo nel 2011, sono coloro che hanno animato quelle piazze ad aver scritto pagine di storia, ad aver gettato le basi per le storie che verranno», scrivono i creatori del progetto.

«Però noi pensiamo che la persona dell'anno sia anche "il citizen journalist", che spesso non è altro che "il manifestante" armato di smartphone e account su un social network e in altri casi è qualcuno che non può fisicamente essere presente ma da casa sua, con computer e connessione a internet, partecipa agli eventi in modo semplice ma fondamentale: raccontando quello che succede, raccogliendo notizie, informazioni, richieste, fotografie, video e rilanciandoli, amplificandoli, contribuendo a costruire la narrazione dell'evento».

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