«NoFreeJobs»: dire basta al lavoro non pagato

di Francesca Porta 

Cristina Simone ci racconta com'è nata la protesta che spopola in rete

Francesca Porta

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Cristina Simone, 29 anni. Credits foto: © Andrea Palumbo

Cristina Simone, 29 anni. Credits foto: © Andrea Palumbo

«Gratis non si lavora. Si ozia». Quando Cristina Simone, giovane esperta di social media, ha letto questa frase sulla pagina Facebook di un amico blogger, nella sua testa si è accesa una lampadina.

Ed essendosi trovata più volte di fronte a un datore di lavoro che le offriva uno stage gratuito, o un posto non retribuito, ha deciso che era il momento di fare qualcosa. Sono migliaia i giovani italiani che vivono questa situazione, che cedono alla prospettiva di lavorare gratis (pur di non restare a casa disoccupati) e che accettano condizioni economiche indecenti. Era il momento di unirsi.

Cristina è dunque corsa su Twitter e ha lanciato un hashtag, #nofreejobs, che è presto diventato un trend topic e non solo. Ora è una vera e propria protesta, che si sta diffondendo in rete e che sta balzando agli occhi dell'opinione pubblica.

Abbiamo chiesto a Cristina Simone di spiegarci qualcosa in più di quest'iniziativa.

Quand'è nata l'idea?

«L'idea è partita da me il 9 novembre. Quando ho letto quella frase sul blog di Paolo Ratto mi sono ricordata di un annuncio di lavoro che avevo visto poco tempo prima: un'azienda cercava un blogger per pagarlo 0,50 centesimi di euro a post. Sono rimasta scioccata. E ho pensato che sarebbe stato positivo creare uno spazio in rete in cui raccogliere una lista di tutte le proposte di lavoro indecenti. Così ho lanciato il primo tweet con l'hashtag #nofreejobs. Erano le 12.30; alle 23.30 era il primo della lista dei trend topic».

Come hai fatto a diffondere l'iniziativa in così poco tempo?

«Una volta lanciato il tweet, ho subito chiesto a Paolo Ratto e ad altri amici social addicted di aiutarmi a promuovere l'idea. Nadia Plasti, Simone Cinelli e Luigi Ferrara di Ninja Marketing, Dario Ciracì e Maria Pia De Marzo di Web in Fermento, (che ora formano il team che porta avanti il progetto) mi hanno aiutato a diffondere l'iniziativa. Poi abbbiamo realizzato un'infografica, una pagina Facebook e da qualche giorno un sito web. Stiamo anche lavorando sulla geolocalizzazione, sia lato mobile che web».

In cosa consiste esattamente il progetto?

«Invitiamo tutti coloro che hanno ricevuto proposte di lavoro indecenti, dagli stage gratuiti a qualsiasi richiesta di prestazione professionale che non viene pagata (o prevede un rimborso ridicolo), a scriverci raccontando la propria esperienza e rivelando il nome dell'azienda che ha fatto la proposta. In questo modo creeremo la lista dei posti di lavoro da evitare, perchè eticamente scorretti nei confronti del lavoratore».

Quali sono i vostri obiettivi?

«Il primo è quello di denunciare quelleaziende che, facendo leva sulla situazione di crisi e sulle aspirazioni dei giovani, cercano una persona disposta a lavorare senza il giusto compenso. La lista potrebbe indirizzare i giovani nella valutazione una proposta di lavoro. Il secondo obiettivo è quello di sensibilizzare l'opinione pubblica e la politica nei confronti di questa prassi, che esiste e che non viene sottoposta a nessun tipo di controllo».

C'è anche un messaggio rivolto a questi ragazzi?

«Assolutamente sì. Ed è il messaggio più importante: no free jobs. Non lavorare più gratis. Se tutti rifiutassero uno stage gratuito o un lavoro non retribuito, l'azienda si ritroverebbe a dover pagare qualcuno per svolgere quelle mansioni. Finché i datori di lavoro troveranno un giovane diposto a impegnarsi gratis, sceglieranno sempre quella strada e la situazione non potrà cambiare».

 

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