«Addio compagni»:
Lucio Magri ha scelto il suicidio assistito

di Francesca Porta 

Il fondatore del Manifesto è morto in una clinica svizzera. Aveva 79 anni

Francesca Porta

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Lucio Magri

Lucio Magri

Lucio Magri è sopravvissuto a molte cose. Come giornalista e come uomo politico, il fondatore del Manifesto ha assistito alle rivoluzioni del '68, all'assassinio di Aldo Moro e agli anni di piombo, alle trasformazioni del Partito Comunista. Ma c'è una cosa alla quale non poteva sopravvivere: la morte della moglie Mara.

Dopo la sua scomparsa, avvenuta a causa di un tumore, Magri è caduto in una profonda depressione, che è poi sfociata nella decisione di porre fine alla propria vita. Annunciata ad alcuni vecchi amici, che avevano tentato di fargli cambiare idea, la scelta è ora diventata realtà: venerdì scorso Lucio ha lasciato Roma per raggiungere una clinica svizzera, dove ha chiesto il suicidio assistito.

Oggi, martedì 29 novembre, è arrivata la notizia della sua morte. Magri aveva 79 anni: avrebbe potuto vivere ancora per molto tempo. Se solo l'avesse voluto.

Nato a Recanati nel 1932, era entrato nel Partito Comunista Italiano negli anni Cinquanta, dopo un'esperienza nella gioventù democristiana. Venne accolto nella segreteria del partito di Bergamo, poi nel direttivo regionale lombardo, e di là passò poi a Botteghe Oscure.

Nel 1969, dopo lo shock dell'invasione sovietica della Cecoslovacchia, in dissenso con le reticenze del Pci fu tra gli animatori del gruppo che diede vita alla rivista (poi diventata quotidiano) "Il manifesto" (insieme a lui c'erano Rossana Rossanda, Luigi Pintor, Aldo Natoli, Valentino Parlato, Eliseo Milani, Luciana Castellina, Massimo Caprara).

Come ricordano oggi i colleghi della redazione del Manifesto, «Magri venne poi radiato dal partito e fondò il Partito di unità proletaria per il comunismo. Nel 1984 rientrò nel Pci, dove rimase fino alla dissoluzione e trasformazione nel Pds, nel 1991; in quel momento aderì al gruppo continuista e partecipò alla nascita del Partito della Rifondazione comunista, dove rimase fino al 1995 quando la sua corrente lasciò il partito per poi rientrare nei Democratici di sinistra. Una scelta che Magri non condivise, preferendo restare fuori dai partiti».

Il suo carattere risoluto e deciso non ha vacillato nemmeno negli ultimi anni, tanto da rendere impossibile, per gli amici di sempre, convincerlo della possibilità di ritrovare la gioia di vivere. Lucio Magri aveva fatto la sua scelta: «Ho deciso di morire», aveva detto a tutti loro. «Addio, compagni».

 

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