Napolitano: «La strada
è lunga e in salita»

di Francesca Porta 

Il presidente della Repubblica ha difeso il governo Monti

Francesca Porta

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Foto LaPresse

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«Rinnovatevi, apritevi alla società e fate i necessari sacrifici finanziari». È questo il monito lanciato ieri dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla classe politica italiana. Riuniti al Quirinale per il tradizionale scambio di auguri natalizi, i membri del governo, i deputati e i senatori del Paese hanno ascoltato in silenzio le parole del Capo dello Stato.

«La strada è lunga e in salita», ha detto Napolitano riferendosi alla crisi economica e alle misure varate dal governo Monti. «Possiamo farcela solo, non mi stanco mai di ripeterlo, attraverso un grande sforzo collettivo, una grande mobilitazione morale, civile, sociale».

Per questo è necessario che i politici abbandonino «i giudizi perentori, le battute sprezzanti e le contrapposizioni semplicistiche». «Si discuta liberamente e con spirito critico» - ha detto il presidente - «ma senza rigide pregiudiziali e non rifuggendo da spinose assunzioni di responsabilità. Intanto, in tempi così difficili per il Paese, si blocchi sul nascere ogni esasperazione polemica». E, soprattutto, «concretamente e senza indugio è giusto che partiti e Parlamento assumano i necessari sacrifici finanziari». Ovvero: bisogna dare un taglio ai costi della politica.

Napolitano ha anche colto l'occasione per rispondere alle critiche sulla decisione di nominare il governo Monti. «Sono sempre stato imparziale», ha dichiarato il Capo dello Stato. «Con Berlusconi la sostenibilità internazionale era al limite» e quello di «evitare le urne è stata la scelta migliore».

«È una grave leggerezza dire che la democrazia è stata sospesa. La nomina di Monti non è stato uno strappo istituzionale», ha concluso Napolitano. «Semplicemente sono state chiamate a far parte del governo persone politicamente indipendenti, che hanno accettato di porre al servizio del Paese le competenze e le esperienze di cui sono portatrici. Il mio dovere era evitare lo scioglimento delle Camere».

 

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