Storie della Concordia

di Francesca Porta 

Francesca Porta

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Da venerdì 13 gennaio, quando la Costa Concordia si è incagliata di fronte all'isola del Giglio, centinaia di notizie - e di immagini - sono rimbalzate su giornali e televisioni di tutto il mondo. Si è discusso sulla dinamica dell'incidente, si è parlato delle responsabilità del comandante Schettino, si è letto l'elenco dei dispersi.

Forse, però, ci sono storie di cui non si è parlato abbastanza. Le storie di coloro che, di fronte al pericolo, hanno trovato il coraggio di reagire e di fare delle scelte difficili.

Come Giuseppe Girolamo, il giovane batterista della band della Concordia, che era già seduto su una scialuppa verso la salvezza, e che ha deciso di cedere il posto a un bambino. O come il turista francese Francis Servel, che ha lasciato il suo salvagente alla moglie. Entrambi ora mancano all'appello.

James Thomas, invece, ballerino di 19 anni, è riuscito ad arrivare a riva sano e salvo, ma prima di pensare a se stesso ha salvato una dozzina di passeggeri, intrappolati su un ponte, facendoli salire sulle spalle e sollevandoli al piano superiore.

Decine di persone sono state tratte in salvo anche dal capo commissario di bordo, Manrico Giampietroni, ritrovato dai soccorritori a oltre 24 ore dal naufragio con una gamba rotta.

Anche dalla riva, nella serata del naufragio, ci sono state persone che, nel tentativo di aiutare i passeggeri caduti in acqua, si sono tuffate in mare. A raccontare una di queste scene, su Repubblica.it, è stata Lisa Cameron Smith, tecnico di supporto del Comune dell'isola del Giglio.

Sono storie di eroi o semplicemente di persone che, in un momento di pericolo, hanno trovato il coraggio di pensare al prossimo?

Secondo Gregorio De Falco, ufficiale della Capitaneria di Porto proclamato «eroe» per la fermezza con cui ha affrontato il comandante Francesco Schettino, nella notte della Concordia ci sono le storie di tanti eroi.

«L'eroe non sono io», ha dichiarato De Falco. «L'eroe è il mio sottocapo Alessandro Tosi, è lui che ha capito tutto quella notte. È lui che alle 22.07 guardando un puntino verde su un monitor senza sapere nulla che non fosse una telefonata dai carabinieri di Prato mi ha detto, "comandante, quella nave da crociera va troppo piano, 6 nodi... che ci fa a 6 nodi e a rotta invertita la Concordia? Comandante, chiamiamoli. Lì c'è un guaio"».

«Un altro eroe? Sapete chi ha salvato quasi tutte le persone quella notte dopo che il comandante aveva abbandonato la nave? Un ragazzo meraviglioso del nostro elisoccorso. Marco Savastano. È questo il nome che dovete scrivere. E dovreste fare una pagina di soli nomi di marinai della Guardia costiera, della Marina militare, della Finanza, dei carabinieri, dei vigili del fuoco, della Protezione civile, che quella notte hanno dimenticato se stessi per gli altri».

«Savastano, dicevo. Lo hanno calato su quella nave al buio, con una muta invernale e un palmare, non una radio, non un filo con noi. Si è buttato a capofitto lì dentro senza pensare alla sua vita ma a quella di chi cercava di salvare. Si muoveva in un ambiente che non conosceva, tra suppellettili sfasciate, acqua, passeggeri che gridavano al buio. Chi è l'eroe? Io che strillavo con Schettino o lui, che ascoltava le urla di supplica di quelli che volevano essere salvati e non capivano perché perdeva tempo ad imbracare alle barelle spinali i feriti più gravi da tirare su con l'elisoccorso».

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