Riforma del lavoro: ecco cosa potrebbe cambiare

di Francesca Porta 

Il governo ha incontrato oggi i rappresentanti di aziende e sindacati

Francesca Porta

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Foto LaPresse

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Dopo il decreto «salva-Italia» e il pacchetto sulle liberalizzazioni, ora il governo Monti si appresta ad affrontare una nuova sfida: la riforma del lavoro. Questa mattina, a Palazzo Chigi, l'esecutivo ha discusso le sue idee con le parti sociali.

Al tavolo delle trattative si sono seduti il premier Mario Monti, il sottosegretario Antonio Catricalà, il ministro del Welfare Elsa Fornero, il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera, i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl (rispettivamente Susanna Camusso, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti e Giovanni Centrella), il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e il presidente di Rete Imprese Italia Marco Venturi.

Il documento presentato dal governo ha toccato diverse tematiche importanti: tipologie contrattuali, formazione e apprendistato, flessibilità, ammortizzatori sociali e servizi per il lavoro. La discussione tra le parti si è protratta per diverse ore. In conclusione, il ministro Elsa Fornero ha dichiarato: «Siamo partiti con il piede giusto».

Più cauta è stata la reazione di sindacati e Confindustria: «Abbiamo dato la disponibilità a discutere», ha detto il leader della Uil Angeletti, mentre Bonanni (Cisl) ha ribadito il timore di un colpo di mano sull'articolo 18. Susanna Camusso, segretario della Cgil, ha parlato di un «confronto utile», ma ha anche dichiarato: «Non c'è stata nessuna condivisione delle proposte che il ministro ha illustrato, aspettiamo l'agenda dei tavoli». Emma Marcegaglia, invece, ha parlato di una «buona riunione», ma ha ricordato la necessità di prevedere «una maggiore flessibilità in uscita».

Ma cosa potrebbe cambiare, in pratica, con questa riforma del lavoro? Ecco, secondo le prime indiscrezioni, i punti fondamentali del progetto del governo:

1- Contratto unico: la proposta del governo prevede la nascita di un contratto unico per l'ingresso nel mondo del lavoro. Si chiamerà «Cui» (Contratto Unico d'Ingresso) e avrà due fasi distinte: la prima è di fatto un periodo di prova/formazione lungo massimo tre anni durante il quale l'azienda può licenziare il lavoratore anche senza giusta causa (con un risarcimento); la seconda fase prevede che allo scadere del periodo di prova il contratto si trasformi automaticamente in un tempo indeterminato, con tutte le tutele del caso.

2- Tempo determinato: non sarà più possibile assumere a tempo determinato dipendenti che vengano pagati meno di 25mila euro lordi all'anno (ad eccezione di lavori stagionali, come quelli agricoli e turistici). Il governo intende inoltre fissare un tetto di stipendio minimo anche per i contratti a progetto e di lavoro autonomo continuativo. I contratti a tempo che vengono pagati meno di 30mila euro lordi l'anno saranno trasformati automaticamente in Cui.

3- Salario minimo: tra i progetti del governo c'è anche l'introduzione del salario minimo. In molti Paesi europei, infatti, esistono delle leggi governative che stabiliscono la paga oraria minima che un datore di lavoro può corrispondere a un dipendente. Solitamente si tratta di soglie che vengono aggiornate annualmente a seconda dell'inflazione. In Italia, invece, il salario minimo non esiste: in alcuni casi la soglia è contrattata a livello di categoria o di azienda, ma spesso non è affatto prevista.

4- Cassa integrazione: l'obiettivo del governo è quello di creare una cassa integrazione unica e ordinaria (oggi invece ne esistono tre tipi: ordinaria, cassa straordinaria e mobilità) che abbia una durata breve e che intervenga solo in caso di crisi temporanee dei settori. Per le crisi strutturali e il sostegno a chi ha perso il lavoro interverrà il reddito minimo di disoccupazione.

 

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