«Appena la nave ha cominciato a inclinarsi, ho preso e sono
sceso». Eccola, la confessione di Francesco
Schettino sul suo (ormai non più presunto) abbandono della
nave Concordia. È scritta, nero su bianco, nei testi delle
intercettazioni ambientali registrate dai carabinieri della
Compagnia di Orbetello nelle ore immediatamente successive al
naufragio (e rese note dal quotidiano Repubblica).
Mentre il comandante della Concordia stava aspettando di essere
interrogato, ha fatto alcune telefonate e, parlando presumibilmente
con un amico, ha appunto ammesso di aver abbandonato la
nave. E poi ha raccontato: «Fabrizio, qualcun altro al mio
posto non sarebbe stato così benevolo da passare lì sotto, perchè
mi hanno rotto il c...: passa, passa di là, passa di
là. La secca c'era, ma non era segnalata dagli strumenti
che avevo e ci sono passato... Fabrizio, per dar retta al
manager! Passa da lì, passa da lì...».
Le parole del comandante Schettino lasciano dunque pensare che
l'inchino all'isola del Giglio fosse stato ordinato da un
certo manager, forse un dipendente dell'armatore. Questo,
ovviamente, aggrava ulteriormente la posizione di Costa
Crociere, che già da alcuni giorni è al centro
dell'attenzione del procuratore generale della Toscana,
Beniamino Deidda, per i presunti malfunzionamenti
nelle procedure di sicurezza.
Intanto, continuano al Giglio le ricerche dei
dispersi (sono circa una ventina le persone che mancano
all'appello, 16 le vittime) e le operazioni di preparazione della
nave per il recupero del carburante.
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