«Nel momento in cui si chiedono sacrifici al
Paese, chi ha posizioni apicali, se vuole essere
credibile, deve essere il primo a farli»: sono queste le parole con
cui, ieri sera, il vicepresidente della Camera Rocco
Buttiglione ha annunciato la decisione dell'Ufficio di
Presidenza di ridurre lo stipendio dei deputati.
A partire da oggi, i 630 parlamentari che siedono sulle poltrone
di Montecitorio guadagneranno 1300 euro lordi (700 euro
netti) in meno. Ma non solo. L'Ufficio di Presidenza della
Camera ha varato diverse altre misure volte a ridurre i costi della
politica.
Ecco, punto per punto, i cambiamenti
principali:
Pensioni: previsto il passaggio dal sistema
retributivo a quello contributivo (come per tutti i cittadini
italiani): la pensione sarà erogata dai 65 anni a chi ne avrà
versati almeno cinque di contributi.
Indennità: come già detto, l'indennità di tutti
i deputati sarà ridotta di 1300 euro lordi al mese.
Diaria: resta invariato il contributo di
partenza, ma sarà decurtato a seconda delle assenze in aula, nelle
commissioni (ordinarie, bicamerali, d'inchiesta) e nelle
delegazioni internazionali.
Portaborse: il contributo da 3690 euro resta
forfettario per il 50%, mentre l'altro 50% sarà erogato solo dietro
presentazione di ricevute e documenti (come contratti di
collaborazione, bollette, ecc...).
Indennità di carica: prevista la riduzione del
10% della cifra corrisposta ai 120 politici che, oltre a essere
deputati, svolgono anche funzioni apicali (presidente della Camera,
vicepresidente, segretari e presidenti di assemblee e
commissioni).