Corte dei Conti:
«La corruzione dilaga»

di Francesca Porta 

A 20 anni da Tangentopoli, i giudici ricordano che evasione e corruzione costano allo Stato 200 miliardi l'anno

Francesca Porta

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Antonio Di Pietro in Tribunale, ai tempi di Tangentopoli - Foto
LaPresse

Antonio Di Pietro in Tribunale, ai tempi di Tangentopoli - Foto LaPresse

Era il 17 febbraio 1992 quando il pm Antonio Di Pietro chiese ed ottenne un ordine di cattura per l'ingegner Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio e membro di primo piano del PSI milanese, colto in flagrante mentre intascava una tangente da un imprenditore. Iniziò così quella stagione, ricordata come Mani Pulite o Tangentopoli, che portò a una serie di indagini giudiziarie che coinvolsero ministri, deputati, senatori e imprenditori e che misero alla luce un sistema di corruzione e concussione.

Oggi, a 20 anni esatti di distanza da Mani Pulite, la Corte dei Conti lancia un chiaro allarme sulla situazione attuale. «Illegalità, corruzione e malaffare sono fenomeni ancora notevolmente presenti nel Paese e le cui dimensioni, presumibilmente, sono di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente, alla luce», ha dichiarato il presidente della Corte Luigi Giampaolino in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario.

Secondo il dossier della Corte dei Conti, infatti, la corruzione costa allo Stato 60 miliardi l'anno. A questa cifra, inoltre, va sommata quella dei soldi "persi" a causa dell'evasione fiscale: circa 100 - 120 miliardi ogni anno (per la sola Iva si calcola intorno al 36% di evasione).

«È un bilancio triste», ha commentato l'ex-magistrato Di Pietro, che oggi organizza a Milano una manifestazione per ricordare Mani Pulite. «In questi 20 anni non solo la corruzione non è stata eliminata, ma anzi, si è fortificata per colpa di una "mala-politica" che ha radici profonde».

«Ci sarebbe bisogno di uno scossone», ha dichiarato il presidente della Corte Giampaolino, che nel suo discorso ha chiesto di combattere la corruzione come si combatte la mafia. E il generale della Corte dei Conti, Maria Teresa Arganelli, ha concluso: «È sempre più necessaria la cultura della legalità , che va costruita e diffusa».

 

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