Lucio Dalla, la politica in morte di un' "istituzione" della musica italiana

di Giulia Blasi 

Da Marco Travaglio a Bersani, Fini e Pisapia, da Lorenza Lei a Matteo Renzi, il mondo politico e 'istituzionale' piange la scomparsa di una figura importante per tutta la cultura italiana, oltre qualsiasi bandiera

Giulia Blasi

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"[...] sogno un futuro da baciare in bocca, ma a volte sembra che non solo la bocca ma anche il futuro non c'è!" Si chiudeva così la mail a Marco Travaglio con cui Lucio Dalla avrebbe inaugurato il suo blog su Il fatto quotidiano. E il futuro, infatti, non c'era: Lucio Dalla è morto ieri sera per un arresto cardiaco. Solo pochi giorni fa era a Sanremo a fare largo ai giovani, dirigendo l'orchestra e cantando con Pierdavide Carone la storia del ragazzo innamorato della prostituta Nanì: sembrava dovesse restare con noi a lungo, invece se n'è andato all'improvviso, e nell'Italia delle tifoserie politiche scopriamo che l'amore per la sua musica era davvero bipartisan. Vediamo cosa hanno dichiarato alcuni personaggi di spicco del mondo culturale e politico italiano alle agenzie di stampa.

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso in un messaggio la sua partecipazione al dolore della famiglia e al cordoglio del mondo dello spettacolo, parlando di Dalle come di una "voce forte e originale, che ha contribuito a rinnovare e a promuovere la canzone italiana nel mondo. È stato un artista amato da tanti italiani di diverse generazioni. E a me personalmente è caro il ricordo dei nostri incontri, e dell'ultimo, a Bologna, per una iniziativa di beneficenza, ritrovando in ogni occasione la schiettezza e delicatezza del suo tratto umano".

Per la sinistra, Dalla era quasi la scelta naturale, se non altro per la sua colorita e affettuosa descrizione della "puttana ottimista" in Disperato, erotico stomp (la canzone da cui la nostra generazione apprese l'esistenza di sesso orale e masturbazione). Dario Franceschini del PD, come molti, lo ha visto suonare: "Eravamo ragazzi e con le sue parole ci ha preso e portato per mano sino a qua. Io ho avuto la fortuna di conoscerlo e di sentirlo cantare a sorpresa, con pochissimi altri, al Ferrara Buskers Festival, nel 1988, nascosto tra i cantanti da strada. All'inizio dell'ultima tournée con De Gregori, a Nonantola, mi disse, e poi lo raccontò a tutti dal palco, di ricordare ancora quei brividi di tanti anni prima, davanti a poche persone, lui abituato alle folle e agli stadi. Mi piace ricordarlo così, solo con il suo clarinetto, in quella piccola piazzetta di Ferrara."

Quasi tutti, a destra e sinistra, rendono omaggio all'importanza di Dalla nella vita culturale del paese: "Scompare un poeta e uno straordinario innovatore. Nelle sue cose migliori ha saputo dare una grande profondità a quello che, forse troppo sbrigativamente, chiamiamo musica leggera" ha dichiarato Pier Luigi Bersani, segretario del PD all'agenzia di stampa Ansa. Dino Gasperini, assessore alle Politiche Culturali e Centro Storico di Roma: "La scomparsa improvvisa di Lucio Dalla è una grave perdita per la canzone italiana e per la sua storia. La produzione musicale e i testi delle sue canzoni, in molti casi vere e proprie poesie, rimarranno incisi nella memoria di tutti noi a ricordo di un grande artista che si è sperimentato in moltissimi generi musicali come cantautore e musicista."

Affetto e rispetto anche da parte del ministro per i Rapporti con le regioni, il turismo e lo sport, Piero Gnudi: "Con la morte di Lucio Dalla scompare un artista unico a livello internazionale, un vero poeta, e si chiude una pagina indimenticabile della musica italiana. Personalmente perdo un caro amico del quale negli anni ho apprezzato la sensibilità, l'intelligenza e la capacità, attraverso la musica e i suoi brani, di indirizzare messaggi sempre positivi ad intere generazioni di appassionati che, ascoltando i suo testi, hanno imparato ad amarlo fino a trasformarlo in un autentico patrimonio di tutti gli italiani."

Lo ricorda come un grande innovatore anche Lorenza Lei, Direttore Generale della Rai: "Lucio Dalla ha raccontato attraverso le sue canzoni l'Italia degli ultimi cinquant'anni: un poeta anticonformista che ha saputo parlare a tutti, un uomo coraggioso nelle sue battaglie civili, un artista impegnato che si è sempre offerto generosamente al suo pubblico, anche quello televisivo."

C'è chi la butta sull'orgoglio cittadino, come il rettore dell'Università di Bologna, Ivano Dionigi: "Per il Paese e tutto il mondo della cultura è un pezzo di storia che se ne va. Per la città di Bologna è una bandiera spezzata. Per l'Ateneo è la perdita di uno dei suoi più cari laureati. Per me, personalmente, è la scomparsa di un amico". Sulla stessa linea anche il deputato di Fli Enzo Raisi: "Dalla era innamorato della nostra città, che ha saputo immortalare come pochi altri nella splendida canzone Piazza Grande. La sua scomparsa rappresenta una perdita importante per l'Italia, per la nostra musica e per Bologna."

Bologna pride anche per Gianfranco Fini: "La sua musica, la sua poesia, le sue originali interpretazioni, il suo speciale talento gli hanno permesso di realizzare uno stile unico, di eccezionale qualità, che rimarrà nei ricordi del suo pubblico e di tutti gli italiani. Con Lucio Dalla scompare una parte importante della colonna sonora della nostra vita e un uomo di straordinaria sensibilità umana e sociale, un bolognese vero, un attento interprete dell'evoluzione del costume della sua città natale e di tutta la società italiana, e soprattutto un caro amico."

Anche Franco Grillini, responsabile di diritti civili e associazionismo dell'Idv, parla di Dalla come ambasciatore di Bologna, oltre che come amico: "La notizia della morte di Lucio Dalla è uno choc sia come bolognese sia come amico. E' proprio il caso di dire che con Lucio se ne va un pezzo della nostra vita, della memoria di Bologna, della nostra storia di italiani."

Moltissimi sono i politici che alla musica di Dalla hanno intrecciato memorie personali. Scrive Maurizio Gasparri su Facebook: "Lucio Dalla: ricordo il suo esordio a Sanremo quando ero bambino. La sua musica ha fatto parte della colonna sonora della mia generazione." Simile anche la reazione di Daniele Capezzone, Pdl: "Lucio Dalla è un artista indimenticabile. Non c'è italiano che non gli debba dire un sincero grazie per le emozioni intense e per le pagine di poesia che ci ha regalato."

Matteo Renzi ha l'occhio lucido: "Ho conosciuto Lucio Dalla per la sua voce, per le sue canzoni, per il suo talento. Mi piaceva che due innamorati potessero guardarsi e scambiarsi la pelle. L'ho scoperto poi, innamorato di Firenze e dei suoi segreti. Abbiamo fatto alcune cose belle in città, da Benvenuto Cellini una sera con tanto vento in Ponte Vecchio fino al concerto con De Gregori in Santa Croce passando per il capodanno alla Stazione. Mi mancherà il suo entusiasmo travolgente e la curiosità tipica delle persone appassionate."

Occhio lucido anche per il sindaco di Milano, Pisapia: "Dalla è stato molto legato a Milano, alla nostra città ha dedicato una delle sue più belle canzoni, cogliendone le più diverse sfaccettature. La sua musica, le sue parole, non ci abbandoneranno e lavoreremo perché i giovani possano continuare ad apprezzare la sua arte."

Stefania Craxi non perde l'occasione di ricordare il legame fra Dalla e suo padre, Bettino Craxi, morto da latitante ad Hammamet nel 2000: "Con la morte di Lucio Dalla se ne e' andato un altro pezzo della nostra vita. Per la famiglia Craxi, Lucio Dalla e' stato un amico vero e sincero, nella buona e nella cattiva sorte. Il giorno della morte di mio padre, Dalla dedico' il suo concerto di Milano al suo amico che non c'era più."

Ai confini del mistico, invece, il ricordo della rivista San Francesco Patrono d'Italia sul suo sito web, che riporta un sogno raccontato da Dalla in cui il cantautore incontrava San Francesco. "Io incredulo - scriveva - mi avvicinavo e dicevo: 'Ma sei proprio tu?' e lui, a mezzo sorriso, con l'aria di sfida che si ha nei confronti degli increduli, mi disse, indicando il saio: 'tocca' e in quel momento, appena ebbi tra le dita il tessuto del Santo, sentii l'odore del fieno tagliato, mi sembrò di essere in mezzo ad un campo di grano."

Mistico, a suo modo, è anche il ricordo che compare sul sito dell'Inter. Che riconosce e celebra la passione di Dalla per lo sport, ma chiude con una nota tenera (ed è davvero così che ci piace pensare Dalla, adesso): "[...] un folletto della musica che una volta, lontano da questo finale, s'immaginava così: 'Se io fossi un angelo non starei [mai, n.d.r.] nelle processioni, nelle scatole dei presepi, starei seduto fumando una Marlboro, al dolce fresco delle siepi, sarei un buon angelo, parlerei con Dio, gli ubbidirei amandolo a modo mio, gli parlerei a modo mio'."

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