8 marzo, una festa ancora troppo amara

di Francesca Porta 

In Italia una donna su tre è vittima di violenze, una su due non lavora e siamo ancora lontani dalle pari opportunità

Francesca Porta

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«Auguri». Oggi, 8 marzo, questa parola arriverà alle orecchie di tutte le donne italiane almeno una volta. E, almeno una volta, tutte le donne italiane penseranno: «Ma che auguri! Mi servirebbe ben altro».

Sulla Festa della Donna, anche quest'anno, ci sono infatti troppe ombre. Innanzitutto, in Italia, ancora oggi, una donna su tre è vittima di violenza. Nel 2011 sei milioni di donne hanno subito violenze fisiche e sessuali e oltre 100 sono state uccise dal marito, dal fidanzato o da un ex. Dall'inizio di quest'anno, in soli due mesi, sono già state uccise 31 donne; nella maggior parte dei casi si tratta di violenza familiare.

«C'è ancora troppo violenza, soprattutto in famiglia», ha dichiarato pochi giorni fa il ministro del Welfare e delle Pari Opportunità Elsa Fornero. «Occorre combatterla e occorre potenziare i centri antiviolenza e quelli di ascolto, perchè le donne hanno bisogno di essere ascoltate, di essere aiutate a trovare la forza dentro di sè, piuttosto che andare a riempire i moduli in una caserma dei carabinieri o in un commissariato di polizia».

Un altro grosso problema è quello del lavoro. In Italia, una donna su due non lavora (la percentuale è allarmante soprattutto al Sud), e, quando ha un'occupazione, la sua retribuzione è in media inferiore del 20% rispetto a quella di un uomo. Il lavoro domestico, inoltre, è ancora quasi esclusivamente a carico delle donne, che si trovano ad affrontare enormi difficoltà nel conciliare famiglia e professione. Per non parlare, poi, della scarsa rappresentanza nelle aziende e nelle istituzioni.

E non solo. «L'Italia è troppo indietro anche sulla rappresentazione e l'immagine della donna nella società », ha detto il ministro Fornero. «Basti pensare alla rappresentazione della donna nei media: messaggi diseducativi, che danno false speranze di soluzioni facili ai problemi della vita. Bisogna far leva sugli elementi positivi e qualche volta, con un clic, avere il coraggio di spegnere la tv e rifiutarci di stare al gioco».

E fin qui stiamo parlando dell'Italia. Naturalmente, nel resto del mondo, ci sono donne che soffrono ben altre pene: violenze fisiche e psicologiche, matrimoni combinati, mutilazioni genitali, divieti impensabili. Assenza di diritti umani e civili.

Che la Festa della Donna sia dunque, più che un giorno in cui regalare un fiore, un'occasione per riflettere sulla condizione della donna, in Italia e nel mondo. Così, forse, la parola «auguri» potrebbe anche avere senso.

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