Riforma del lavoro, Fornero: «Si chiude entro il 23»

di Francesca Porta 

Il governo accellera sulla riforma del lavoro. Ma i sindacati frenano: «È stato fatto un passo indietro». Ecco cosa potrebbe cambiare

Francesca Porta

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Incontro tra il governo e le parti sociali sulla riforma del
lavoro - Foto LaPresse

Incontro tra il governo e le parti sociali sulla riforma del lavoro - Foto LaPresse

È partito il rush finale. Dopo due mesi di incontri con sindacati e imprese, ora il governo ha intenzione di concludere al più presto le trattative sulla riforma del lavoro. «Si chiude entro il 23 marzo», ha infatti dichiarato il ministro del Welfare Elsa Fornero dopo l'incontro con le parti sociali di ieri pomeriggio.

Il calendario dettato dal ministro è incalzante: oggi tutte le parti riceveranno il testo delle proposte discusse fin'ora, per esprimere il loro parere e presentare eventuali osservazioni. L'incontro decisivo è previsto per lunedì 19 marzo, a Palazzo Chigi, alla presenza del premier Mario Monti.

Mentre il governo accellera, però, i sindacati frenano. Il segretario della Cisl Raffaele Bonanni ha parlato di «alcuni aspetti ancora da correggere», mentre Susanna Camusso, leader della Cgil, ha dichiarato: «Con l'incontro di ieri è stato fatto un passo indietro».

Ma cosa prevede esattamente la proposta del governo? Ecco, in pillole, i punti più importanti del testo che potrebbe riformare il mondo del lavoro.

Ammortizzatori: la cassa integrazione ordinaria non sarà cancellata, mentre la cassa integrazione straordinaria rimarrà solo nei casi di ristrutturazione dell'azienda. Tutti gli altri ammortizzatori (indennità di mobilità, assegno di disoccupazione, incentivi alla mobilità, ecc...) saranno sostituiti da un nuovo ammortizzatore, l'Aspi (Assicurazione sociale per l'impiego), che il ministro Fornero intende applicare già nel 2015. Chi potrà usufruire dell'Aspi? Tutti i dipendenti privati (e i lavoratori pubblici che non hanno un contratto a tempo indeterminato) che perdono il lavoro: per loro è previsto un assegno di massimo 1.190 euro per 12 mesi (15 se il lavoratore ha più di 58 anni).

Contratto di apprendistato: il piano del governo prevede la nascita di un contratto (che non sarà «unico», ma «dominante») per l'ingresso nel mondo del lavoro dei giovani tra i 15 e i 29 anni. Si tratta di un contratto di tre anni, durante i quali l'azienda gode di diversi sgravi fiscali ed è obbligata a fare formazione, che può concludersi in una risoluzione del rapporto di lavoro oppure in un'assunzione a tempo indeterminato. Questo contratto dovrebbe "costare meno" all'azienda rispetto a un contratto a tempo.

Contratti a termine: il governo intende disincentivare l'uso di contratti a termine (co.co.co, contratti a progetto, contratti a tempo determinato) aumentando i costi a carico delle aziende (quota di contributi, ecc...). Gli obiettivi sono quelli di sfoltire gli accordi a tempo, scoraggiare il precariato e smascherare le finte collaborazioni (ad esempio la monocommittenza e il ricorso a partire Iva fittizie).

Articolo 18: è il punto più delicato, quello in cui si concentrano le divergenze tra i sindacati e Confindustria. Il testo del governo propone di modificare l'articolo 18 in modo che i lavoratori licenziati per motivi economici e disciplinari abbiano diritto a un risarcimento, ma non al reintegro nel posto di lavoro, che rimarrà solo per i licenziamenti per motivi discriminatori. La Cgil chiede invece di non toccare l'articolo 18, mentre la Cisl propone di mantenere il reintegro anche in caso di licenziamento per motivi disciplinari (rimarrebbero dunque esclusi solo i licenziamenti per motivi economici).

 

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