10 anni fa l'omicidio di Marco Biagi

di Francesca Porta 

Il 19 marzo 2002 il giuslavorista è stato assassinato da un gruppo delle Nuove Brigate Rosse

Francesca Porta

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Un'immagine della puntata di Porta a Porta sull'omicidio di
Biagi - Foto LaPresse

Un'immagine della puntata di Porta a Porta sull'omicidio di Biagi - Foto LaPresse

Era il 19 marzo 2002 quando, mentre stava tornando a casa dal lavoro con la sua bicicletta, il giuslavorista Marco Biagi è stato ucciso da un gruppo di militanti delle Nuove Brigate Rosse.

Il professore, che dalla stazione di Bologna si stava recando alla sua abitazione, è stato seguito da due terroristi e poi raggiunto da altri due in motorino. Un quinto brigatista, a piedi, lo stava aspettando di fronte al portone di casa. All'arrivo di Biagi, due militanti hanno aperto il fuoco, esplodendo sei colpi. L'arma del delitto era la stessa che fu utilizzata per l'omicidio di Massimo D'Antona.

Marco Biagi, che stava lavorando alla riforma del mercato del lavoro come consulente del governo, aveva ricevuto delle minacce e per un certo periodo ebbe anche la scorta. Qualche mese prima dell'omicidio, però, la scorta era stata revocata, perciò il giuslavorista girava senza protezione.

Oggi, a dieci anni da quel giorno, tutta l'Italia ricorda Marco Biagi. A Modena, dove il professore insegnava, la Fondazione Biagi ha organizzato un convegno a cui ha partecipato il ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri: «Marco Biagi ci lascia l'eredità di un uomo libero e capace di guardare al di là degli steccati ideologici e di comprendere quello che la società voleva con un grande senso del rispetto dei diritti dei cittadini».

Il capo dello Stato Giorgio Napolitano ha inviato un messaggio alla moglie di Biagi, Marina Orlandi. «È significativo e importante che la ricorrenza di un così tragico e doloroso momento venga colta per guardare anche al presente e al futuro, gettando luce sulla fecondità della ricerca e dell'impegno di Marco Biagi».

«All'omaggio che così gli rende e al ricordo del suo sacrificio - aggiunge Napolitano - mi associo con profonda personale convinzione e con più che mai viva consapevolezza del debito di riconoscenza che le istituzioni repubblicane e la società civile conservano verso Marco Biagi, per il servizio da lui reso stoicamente al progresso culturale e sociale del paese, al moderno arricchimento del suo patrimonio di conoscenze, ad una più libera battaglia delle idee e alla soluzione di problemi di fondo della collettività nazionale».

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