Quello di martedì 20 marzo avrebbe dovuto essere l'incontro
conclusivo, ma, si sa, non sempre le cose vanno come previsto (o
sperato). La discussione sulla riforma del lavoro continua:
un nuovo incontro tra il governo e le parti sociali è stato
fissato per giovedì 22 marzo, alle ore 16, sempre a
Palazzo Chigi.
In linguaggio calcistico, li chiameremmo tempi supplementari. In
pratica, si tratta di 48 ore in cui l'esecutivo, i sindacati,
Confindustria e le parti datoriali sono chiamati a riflettere su
quanto proposto e detto fino a oggi per poi arrivare a un
testo condiviso che possa riformare il mercato del lavoro
e favorire la crescita economica del Paese.
Dopo l'incontro di martedì, durato oltre quattro ore, il premier
Mario Monti ha parlato di «buon esito» del confronto. «Tutte le
parti hanno rinunciato a qualcosa rispetto agli obiettivi
iniziali», ha dichiarato. «E la riforma, un'operazione cruciale per
dare una migliore prospettiva di competitività, di produttività e
di crescita all'economica italiana, ha ottenuto il consenso di
massima delle parti sociali. Su queste basi il ministro Fornero, in
dialogo ulteriore con le parti, lavorerà nei prossimi due
giorni».
Ed è stata proprio Elsa Fornero, lodata dal
presidente del Consiglio per il lavoro fatto, a illustrare in una
conferenza stampa i punti principali della bozza di riforma del
mercato del lavoro. Ecco, in sintesi, le proposte
dell'esecutivo:
1- Articolo 18: oggi la normativa prevede che,
in caso di licenziamento senza giusta causa, l'azienda versi un
indennizzo economico al lavoratore e lo reintegri nel posto di
lavoro. La proposta del governo rivede la norma
differenziandola a seconda del tipo di licenziamento: in
caso di licenziamento per motivi discriminatori, restano previsti
sia il reintegro che il risarcimento; in caso di licenziamento per
motivi economici, resta solo l'indennizzo, non il reintegro sul
posto di lavoro; in caso di licenziamento per motivi disciplinari
soggettivi, sarà il giudice a decidere di volta in volta per il
risarcimento o il reintegro.
Questo è il punto più controverso della
riforma. Se, infatti, Confindustria ha sposato le proposte
del governo, i sindacati hanno invece sollevato diverse obiezioni.
Dopo l'incontro di martedì, il premier Monti ha dichiarato che
«solo la Cgil è contraria». Il mondo sindacale è
dunque diviso: la Cgil sostiene l'intoccabilità dell'articolo 18,
mentre Cisl e Uil sono disponibili a prendere in considerazione la
revisione.
2- Contratto a tempo indeterminato: il ministro
Fornero ha chiarito che questo contratto deve essere quello più
diffuso e «dominante». Il percorso "ideale" per arrivarci passa
attraverso il contratto di apprendistato.
3- Contratto di apprendistato: il piano del
governo prevede la nascita di un contratto (che il ministro Fornero
ha chiamato «dominante») per l'ingresso nel mondo del
lavoro dei giovani tra i 15 e i 29 anni. Si tratta di un
contratto di tre anni, durante i quali l'azienda
gode di diversi sgravi fiscali ed è obbligata a fare formazione
(rilasciando un certificato alla fine del percorso), che può
concludersi in una risoluzione del rapporto di lavoro oppure in
un'assunzione a tempo indeterminato. Questo contratto dovrebbe
"costare meno" all'azienda rispetto a un contratto a termine.
4- Contratti a termine: il governo intende
disincentivare l'uso di contratti a termine (co.co.co, contratti a
progetto, contratti a tempo determinato) aumentando i costi
a carico delle aziende (quota di contributi, ecc...). Gli
obiettivi sono quelli di sfoltire gli accordi a tempo,
scoraggiare il precariato e smascherare le finte
collaborazioni (ad esempio la monocommittenza e il ricorso a
partire Iva fittizie). Per quanto riguarda il tempo determinato,
c'è un'ulteriore novità: dopo 36 mesi si trasformerà in tempo
indeterminato.
5- Stage: non sarà più permesso alle aziende
fare stage gratuiti per i giovani che hanno già concluso la
formazione universitaria. Chi ha concluso il suo ciclo
formativo deve essere pagato per il lavoro che svolge.
6- Ammortizzatori sociali: la cassa
integrazione ordinaria non sarà cancellata, mentre la cassa
integrazione straordinaria rimarrà solo nei casi di
ristrutturazione dell'azienda. Tutti gli altri ammortizzatori
(indennità di mobilità, assegno di disoccupazione, incentivi alla
mobilità, ecc...) saranno sostituiti da un nuovo
ammortizzatore, l'Aspi (Assicurazione sociale per
l'impiego), che dovrebbe essere applicato a partire dal 2017. Chi
potrà usufruire dell'Aspi? Tutti i dipendenti privati (e i
lavoratori pubblici che non hanno un contratto a tempo
indeterminato) che perdono il lavoro: per loro è previsto un
assegno di massimo 1.190 euro per 12 mesi (15 se il lavoratore ha
più di 58 anni).
7- Dimissioni in bianco: prevista una misura
per bloccare le dimissioni in bianco, un uso ormai entrato nel
modus operandi di molte aziende e che colpisce soprattutto (ma non
solo) le donne.
LEGGI ANCHE:
>>Il monito del presidente Giorgio Napolitano
>>Elsa Fornero intervistata da Fazio a Che tempo che
fa