Lavoro, nuovo incontro giovedì. Sindacati divisi sull'articolo 18

di Francesca Porta 

Dopo un lungo vertice a Palazzo Chigi, il ministro Elsa Fornero ha illustrato i punti della riforma. Monti: «Sull'art. 18 contraria solo la Cgil»

Francesca Porta

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Il ministro Elsa Fornero e il premier Mario Monti - Foto
LaPresse

Il ministro Elsa Fornero e il premier Mario Monti - Foto LaPresse

Quello di martedì 20 marzo avrebbe dovuto essere l'incontro conclusivo, ma, si sa, non sempre le cose vanno come previsto (o sperato). La discussione sulla riforma del lavoro continua: un nuovo incontro tra il governo e le parti sociali è stato fissato per giovedì 22 marzo, alle ore 16, sempre a Palazzo Chigi.

In linguaggio calcistico, li chiameremmo tempi supplementari. In pratica, si tratta di 48 ore in cui l'esecutivo, i sindacati, Confindustria e le parti datoriali sono chiamati a riflettere su quanto proposto e detto fino a oggi per poi arrivare a un testo condiviso che possa riformare il mercato del lavoro e favorire la crescita economica del Paese.

Dopo l'incontro di martedì, durato oltre quattro ore, il premier Mario Monti ha parlato di «buon esito» del confronto. «Tutte le parti hanno rinunciato a qualcosa rispetto agli obiettivi iniziali», ha dichiarato. «E la riforma, un'operazione cruciale per dare una migliore prospettiva di competitività, di produttività e di crescita all'economica italiana, ha ottenuto il consenso di massima delle parti sociali. Su queste basi il ministro Fornero, in dialogo ulteriore con le parti, lavorerà nei prossimi due giorni».

Ed è stata proprio Elsa Fornero, lodata dal presidente del Consiglio per il lavoro fatto, a illustrare in una conferenza stampa i punti principali della bozza di riforma del mercato del lavoro. Ecco, in sintesi, le proposte dell'esecutivo:

1- Articolo 18: oggi la normativa prevede che, in caso di licenziamento senza giusta causa, l'azienda versi un indennizzo economico al lavoratore e lo reintegri nel posto di lavoro. La proposta del governo rivede la norma differenziandola a seconda del tipo di licenziamento: in caso di licenziamento per motivi discriminatori, restano previsti sia il reintegro che il risarcimento; in caso di licenziamento per motivi economici, resta solo l'indennizzo, non il reintegro sul posto di lavoro; in caso di licenziamento per motivi disciplinari soggettivi, sarà il giudice a decidere di volta in volta per il risarcimento o il reintegro.

Questo è il punto più controverso della riforma. Se, infatti, Confindustria ha sposato le proposte del governo, i sindacati hanno invece sollevato diverse obiezioni. Dopo l'incontro di martedì, il premier Monti ha dichiarato che «solo la Cgil è contraria». Il mondo sindacale è dunque diviso: la Cgil sostiene l'intoccabilità dell'articolo 18, mentre Cisl e Uil sono disponibili a prendere in considerazione la revisione.

2- Contratto a tempo indeterminato: il ministro Fornero ha chiarito che questo contratto deve essere quello più diffuso e «dominante». Il percorso "ideale" per arrivarci passa attraverso il contratto di apprendistato.

3- Contratto di apprendistato: il piano del governo prevede la nascita di un contratto (che il ministro Fornero ha chiamato «dominante») per l'ingresso nel mondo del lavoro dei giovani tra i 15 e i 29 anni. Si tratta di un contratto di tre anni, durante i quali l'azienda gode di diversi sgravi fiscali ed è obbligata a fare formazione (rilasciando un certificato alla fine del percorso), che può concludersi in una risoluzione del rapporto di lavoro oppure in un'assunzione a tempo indeterminato. Questo contratto dovrebbe "costare meno" all'azienda rispetto a un contratto a termine.

4- Contratti a termine: il governo intende disincentivare l'uso di contratti a termine (co.co.co, contratti a progetto, contratti a tempo determinato) aumentando i costi a carico delle aziende (quota di contributi, ecc...). Gli obiettivi sono quelli di sfoltire gli accordi a tempo, scoraggiare il precariato e smascherare le finte collaborazioni (ad esempio la monocommittenza e il ricorso a partire Iva fittizie). Per quanto riguarda il tempo determinato, c'è un'ulteriore novità: dopo 36 mesi si trasformerà in tempo indeterminato.

5- Stage: non sarà più permesso alle aziende fare stage gratuiti per i giovani che hanno già concluso la formazione universitaria. Chi ha concluso il suo ciclo formativo deve essere pagato per il lavoro che svolge.

6- Ammortizzatori sociali: la cassa integrazione ordinaria non sarà cancellata, mentre la cassa integrazione straordinaria rimarrà solo nei casi di ristrutturazione dell'azienda. Tutti gli altri ammortizzatori (indennità di mobilità, assegno di disoccupazione, incentivi alla mobilità, ecc...) saranno sostituiti da un nuovo ammortizzatore, l'Aspi (Assicurazione sociale per l'impiego), che dovrebbe essere applicato a partire dal 2017. Chi potrà usufruire dell'Aspi? Tutti i dipendenti privati (e i lavoratori pubblici che non hanno un contratto a tempo indeterminato) che perdono il lavoro: per loro è previsto un assegno di massimo 1.190 euro per 12 mesi (15 se il lavoratore ha più di 58 anni).

7- Dimissioni in bianco: prevista una misura per bloccare le dimissioni in bianco, un uso ormai entrato nel modus operandi di molte aziende e che colpisce soprattutto (ma non solo) le donne.

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