Monti scrive al Corriere: «Gli italiani capiscono»

di Francesca Porta 

Il premier, in viaggio in Asia, ha inviato una lettera al Corriere della Sera in cui spiega alcune delle sue ultime dichiarazioni

Francesca Porta

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Foto LaPresse

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«Comincia a diffondersi l'apprezzamento per ciò che il nostro Paese ha saputo fare in pochi mesi in termini di riduzione del disavanzo, riforma delle pensioni, liberalizzazioni. Ma restano delle riserve, dei dubbi». È questo il bilancio del viaggio in Asia che Mario Monti sta compiendo in questi giorni. A raccontarlo, in una lettera inviata dal Giappone al Corriere della Sera, è stato il premier in persona, che ha deciso di intervenire per placare le polemiche nate attorno ad alcune sue recenti dichiarazioni.

«Vedo che alcune considerazioni da me fatte in una conferenza tenuta l'altro ieri a Tokyo hanno suscitato vive reazioni in Italia», ha scritto Monti. «Ne sono molto rammaricato, tanto più che quelle considerazioni, espresse nel corso di un lungo intervento in inglese, avevano l'obiettivo opposto a quello che, fuori dal contesto, è stato loro attribuito».

La dichiarazione a cui fa riferimento il premier è questa: «Questo governo sta godendo di un alto consenso nei sondaggi; i partiti no». La frase aveva immediatamente provocato le reazioni dei rappresentanti dei partiti e fatto storcere il naso a molti che non si aspettavano da Monti dichiarazioni minate dalla superbia.

Il premier ha infatti sentito il bisogno di chiarire: «Gli argomenti che ho utilizzato a Tokyo, riportati correttamente dai corrispondenti italiani presenti, ma "letti" in Italia fuori contesto, sono stati i seguenti. Se da qualche mese l'Italia ha imboccato risolutamente la via delle riforme, lo si deve in parte al governo, ma in larga parte al senso di responsabilità delle forze politiche che, pure caratterizzate da forti divergenze programmatiche, hanno saputo dare priorità, in una fase di emergenza, all'interesse generale del Paese».

«E lo si deve anche alla grande maturità degli italiani, che hanno mostrato di comprendere che vale la pena di sopportare sacrifici rilevanti, purché distribuiti con equità, per evitare il declino dell'Italia o, peggio, una sorte simile a quella della Grecia».

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