Il Riformista sospende le pubblicazioni

di Francesca Porta 

La testata fondata nel 2002 da Antonio Polito chiude i battenti. Ad annunciarlo, nell'ultimo editoriale, è il direttore Emanuele Macaluso

Francesca Porta

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Foto LaPresse

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«In queste ultime settimane abbiamo reso noto ai nostri lettori le difficoltà che incontravamo per continuare a pubblicare il Riformista. Oggi con grande amarezza vi diciamo che tutti i tentativi fatti per salvare il salvabile non hanno avuto esito positivo. L'assemblea dei soci, quindi, ha deciso di affidare a un liquidatore l'amministrazione della cooperativa e di sospendere la pubblicazione del giornale».

Sono queste le parole con cui il 30 marzo il direttore de il Riformista Emanuele Macaluso ha annunciato la sospensione delle pubblicazioni della testata. Nel suo ultimo editoriale, destinato certo a restare impresso nella storia dell'editoria, il direttore ha spiegato: «Dico sospendere perché, a norma di legge, se c'é un editore che mostra con i fatti di essere in grado di riprendere la pubblicazione, la liquidazione può essere revocata».

«A chi nei giorni scorsi si è fatto avanti, gli amministratori della cooperativa hanno mostrato carte e conti, che sono in perfetto ordine e alla luce del sole, e la disponibilità a sostituire soci e direttore. Ad oggi nessuno ancora ha deciso di fare il passo decisivo, spero che ci sia chi lo faccia in questi giorni in cui opera solo il liquidatore. Tuttavia, comunque vadano le cose, da oggi non sarò più il direttore di questo giornale».

Come sta succedendo a molte testate italiane, e in particolare a quelle piccole e indipendenti, le difficoltà economiche costringono il Riformista a chiudere i battenti. Ma Emanuele Macaluso, nel suo lungo editoriale, tiene a fare delle precisazioni e ad esprimere la sua opinione: «Voglio ribadire che non ce l'abbiamo fatta, anche per ragioni politico-editoriali, per nostre, soprattutto mie, deficienze. Non ce l'abbiamo fatta, come ho detto in altre occasioni, anche perché chi poteva darci una mano, soprattutto il movimento cooperativo con la pubblicità che concede a destra e a manca, ma anche il sindacato, non ce l'ha data».

«È un segno dei tempi. Ma non mi arrendo. E con me Gianni Cervetti che ha condiviso questa avventura. In un modo o in un altro, per quel che mi riguarda personalmente, finché avrò forze fisiche, continuerò la mia battaglia. Grazie a tanti lettori e amici che in questi giorni mi hanno mostrato solidarietà e stima».

 

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