Articolo 18, torna la possibilità del reintegro

di Francesca Porta 

Il premier Mario Monti e il ministro Elsa Fornero hanno presentato il testo della riforma del lavoro

Francesca Porta

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Il ministro Elsa Fornero - Foto LaPresse

Il ministro Elsa Fornero - Foto LaPresse

Dopo oltre due mesi di proposte e di discussioni, oggi il testo della riforma del mercato del lavoro è stato inviato al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Parlamento. Il premier Mario Monti, che ha presentato il disegno di legge in una conferenza stampa a Palazzo Chigi insieme al ministro del Welfare Elsa Fornero, ha parlato di una «riforma di rilievo storico per l'Italia».

Secondo il presidente del Consiglio si tratta di «una svolta per il mercato del lavoro, che diventerà inclusivo e dinamico», mentre il ministro Fornero ha dichiarato: «Abbiamo cercato di tenere conto degli interessi di tutto il Paese e non di singole categorie. Questa è una riforma per il medio e lungo periodo: non è una riforma per il 2012 o il 2013. È una riforma che guarda al futuro».

Le misure contenute nell'ultima stesura del disegno di legge sono quelle già presentate dall'esecutivo nella conferenza stampa di mercoledì 21 marzo: disincentivare la precarietà e i contratti a termine; rendere il contratto a tempo indeterminato la forma contrattuale dominante (preceduta da un periodo di apprendistato formativo); abolire le dimissioni in bianco e creare l'Aspi, un nuovo ammortizzatore sociale.

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Ma nel testo c'è anche un'importante novità . E riguarda il punto più controverso della riforma: la modifica dell'articolo 18. Torna, infatti, la possibilità del reintegro sul posto di lavoro nel caso di licenziamenti giustificati dall'azienda con la motivazione economica. Nella proposta iniziale del governo, infatti, la possibilità del reintegro era prevista solo nel caso di licenziamento senza giusta causa per motivi discriminatori e in quello per motivi disciplinari (nel secondo caso sarà il giudice a decidere per l'indennizzo o per il reintegro).

Per il licenziamento senza giusta causa per motivi economici, invece, era stato previsto solo un risarcimento economico. La decisione aveva provocato la reazione della Cgil, del Pd e di molti lavoratori italiani, che intravedevano nella nuova norma la possibilità che il datore di lavoro licenziasse ingiustamente adducendo sempre la motivazione economica.

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Il governo, dopo un nuovo incontro con i segretari dei tre partiti di maggioranza (Pierluigi Bersani, Angelino Alfano e Pierferdinando Casini), ha deciso di rivedere la proposta: nel testo inviato alle Camere ritorna la possibilità del reintegro anche nel caso di licenziamento per motivi economici. Se il lavoratore licenziato per motivi economici crede che la motivazione sia infondata, potrà rivolgersi a un giudice che, in caso di «insussistenza» della suddetta, potrà anche decidere per il reintegro sul posto di lavoro.

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