Umberto Bossi si è dimesso

di Francesca Porta 

Il Senatùr lascia la segreteria della Lega Nord a seguito delle indagini su Francesco Belsito

Francesca Porta

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Umberto Bossi non è più il segretario della Lega Nord. Dopo due giornate ad alta tensione, giovedì pomeriggio lo storico leader del partito ha presentato le sue dimissioni al Consiglio Federale riunito nella sede di via Bellerio, a Milano. A guidare il Carroccio ora sarà un triumvirato di reggenti composto da Roberto Calderoli, Roberto Maroni e Emanuela Dal Lago, che dovrebbe restare in carica fino al prossimo congresso.

«Mi dimetto per il bene del movimento e dei militanti», avrebbe detto Umberto Bossi ai membri del Consiglio di partito annunciando le sue dimissioni. «La priorità è il bene della Lega e continuare la battaglia».

Secondo quanto raccontato dagli esponenti del Carroccio, le dimissioni del Capo sarebbero state accolte con grande commozione, tanto che il Consiglio ha deciso di nominare Bossi presidente del partito, in modo da permettergli di continuare a partecipare alle riunioni dei vertici del movimento.

«C'è stata grande commozione quando Bossi, durante il federale, ha detto che voleva dare le dimissioni. Gli abbiamo chiesto di rinunciare ma è stato irremovibile», ha raccontato Roberto Maroni (contestato da alcuni militanti e apostrofato "giuda").

La decisione di Umberto Bossi arriva a seguito dello scandalo che negli ultimi due giorni ha travolto prima l'ex tesoriere Francesco Belsito (indagato per appropriazione indebita, truffa ai danni dello Stato e riciclaggio), poi alcuni esponenti del partito e infine la famiglia Bossi. Secondo quanto emerso dalle indagini delle procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria, Belsito avrebbe distratto parte dei soldi destinati al Carroccio dallo Stato (in qualità di rimborsi elettorali) e li avrebbe utilizzati per finanziare alcune spese della famiglia Bossi.

Dalle intercettazioni telefoniche e dalle carte requisite negli uffici di via Bellerio (tra cui una cartella, trovata nella cassaforte di Belsito, intitolata «The Family» e un carnet di assegni che reca la scritta «Umberto Bossi»), sembra che questi soldi siano serviti a pagare «i costi di tre lauree», «i soldi per il diploma di Renzo», «i costi dei decreti ingiuntivi di Riccardo», «le autovetture affittate per Riccardo». E poi ancora qualche spesa «liquida», come alberghi e cene, e la ristrutturazione della villa di Gemonio.

Sembra inoltre che Renzo Bossi, insieme alla fidanzata Silvia Baldo, sia «stato nella sede di via Bellerio» e si sia «portato via i faldoni della casa per timore di controlli». Al nome del figlio del Senatùr è legata anche un'altra vicenda, emersa dalle intercettazioni, che vedrebbe coinvolto anche Silvio Berlusconi: secondo quanto emerso, l'ex premier sarebbe intervenuto per "affossare" un fascicolo su Renzo.

Ma se fino a questa mattina le accuse sembravano ricadere soprattutto su Belsito e sui figli di Bossi, le ultime rivelazioni vedono invece coinvolto in prima persona il Senatùr: in una telefonata tra Belsito e la segretaria di via Bellerio Nadia Dagrada, infatti, si parla «chiaramente del nero che Bossi dava da tempo al partito».

E secondo gli inquirenti «il significato del nero è riconducibile alla provenienza del denaro contante che può avere varie origini, dalle tangenti, alle corruzioni o ad altre forme di provenienza illecita e non tracciabile». Gli investigatori, inoltre, scrivono che dalle intercettazioni telefoniche emerge che il denaro sottratto dalle casse del partito sarebbe andato «a favore» di Umberto Bossi e Roberto Calderoli.

Intanto, oltre ad aver accolto le dimissioni di Umberto Bossi, il Consiglio Federale della Lega ha nominato un nuovo tesoriere, Stefano Stefani, e ha deliberato «la richiesta che il Comitato Amministrativo Federale sottoponga immediatamente ad una società di revisione dei conti esterna la certificazione della situazione patrimoniale della Lega Nord».

 

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