Monti: «Ecco il piano per salvare Pompei»

di Francesca Porta 

È partito ufficialmente il Grande Progetto Pompei: 105 milioni di euro per riqualificare il sito archeologico entro il 2015

Francesca Porta

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Foto Getty Images

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Pompei ha bisogno di aiuto. Non è una novità, lo sappiamo da anni. Il sito archeologico campano, proclamato Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco, sta lentamente perdendo la sua bellezza a causa del passare del tempo e della scarsa manutenzione.

Dopo crolli, scandali e proteste, giovedì 5 aprile è infine partito ufficialmente il Grande Progetto Pompei, un piano per la riqualificazione dell'area nato da una collaborazione tra il Governo italiano (iniziata sotto l'esecutivo guidato da Berlusconi) e la Commissione Europea. Da qui al 2015 saranno stanziati 105 milioni di euro (63 milioni italiani, 42 europei) per riqualificare il sito che conta 66 ettari, 9 regiones, 80 insulae, 1500 domus, 12 mila metri quadrati di pavimenti e oltre 17 mila metri quadrati di superficie dipinta.

Il programma di interventi si articola su cinque linee d'azione: rilievi e diagnostica dei problemi, consolidamento delle opere, adeguamento dei servizi per i visitatori, potenziamento dei sistemi di sicurezza e rafforzamento della struttura organizzativa. Si inizia subito con cinque bandi (pubblicati appunto il 5 aprile), per un importo di 6 milioni di euro, con i quali saranno restaurate la Casa di Sirico, la Casa del Marinaio, la Casa dei Dioscuri, la Casa delle Pareti Rosse e quella del Criptoportico.

Entro il prossimo mese di luglio, poi, saranno pubblicati altri bandi per le regiones maggiormente a rischio e per il recupero dei mosaici. Altri bandi sono già in programma per l'anno prossimo e per quelli successivi, fino al 2015, anno in cui si prevede di concludere il progetto.

«È un piccolo grande evento», ha detto il premier Mario Monti presentando il piano. «Pompei, nonostante le sue condizioni e la scarsa qualità dei servizi offerti, attira in media 6 mila visitatori al giorno con punte di 20 mila in alcuni giorni dell'anno. Potrebbero essere di più. Soprattutto, potrebbero trattenersi sul territorio anziché fuggire, potrebbero spendere assai di più per prodotti di qualità, potrebbero innescare processi virtuosi con una gioventù locale che soffre di una gravissima disoccupazione».

Il Grande Progetto restituisce dunque alla Soprintendenza archeologica il suo ruolo progettuale e tecnico e, soprattutto, gli dà i fondi per operare. Ma non solo. Alle sue spalle vigilerà una task force della prefettura che dovrà fare in modo che «nemmeno un euro finisca nelle mani della camorra».

Il prefetto di Napoli, Andrea De Martino, ha dichiarato: «I nostri uffici, grazie anche alla collaborazione della Guardia di Finanza, devono tenere forte sul fronte dell'antimafia». Quindi tutti gli appalti saranno controllati: occorreranno certificazioni antimafia e la prefettura avrà potere di accesso ai cantieri.

E questo modo di lavorare dovrà essere d'esempio. «Realizzare il progetto Pompei è un segnale forte che indica come nel Sud sia possibile e fattibile, oltre che necessario, avere il coraggio e le forze per fare le cose difficili che servono», ha infatti concluso Monti.

 

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