Bossi: «Chiedo scusa per i miei figli».
Maroni: «Pulizia»

di Francesca Porta 

La festa dell'orgoglio padano, a Bergamo, ha visto Bossi e Maroni insieme sul palco. «Ripartiamo da qui»

Francesca Porta

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Il popolo leghista ha alzato la voce. Riuniti a Bergamo per una serata di "orgoglio padano", i militanti del Carroccio hanno brandito le scope (simbolo della volontà di «fare pulizia» nel partito) e hanno urlato slogan contro il "cerchio magico". Hanno fischiato, a lungo, ogni volta che alle loro orecchie sono arrivati i nomi di Renzo Bossi e di Rosy Mauro.

Di fronte allo scandalo che ha travolto l'ex tesoriere Francesco Belsito, indagato per aver distratto soldi pubblici dalle casse della Lega Nord a favore della famiglia Bossi e della vicepresidente del Senato Rosy Mauro, la base leghista si è ribellata. Il malumore si è palesato.

Tanto da costringere Umberto Bossi, che aveva iniziato il suo discorso con un debole «dobbiamo ripartire e ripartiremo», a correggere il tiro. La folla lo ha incalzato urlando contro la Mauro e fischiando il figlio Renzo, e infine il leader dimissionario ha esclamato: «Chiedo scusa perché i danni sono stati fatti da chi porta il mio cognome. Mi dispiace per i miei figli, ho sbagliato a farli entrare nella Lega. Dovevo fare come ha fatto Berlusconi coi suoi, mandarli lontano a studiare».

Una volta recitato il mea culpa, la folla si è fatta via via più indulgente con il vecchio e tanto amato leader. Sono iniziati gli applausi, che Bossi sa (da sempre) come cavalcare. D'ora in avanti, ha detto Umberto, «i parenti dei dirigenti non possono più entrare nel nostro partito». E ancora: «Chi ha preso i soldi della Lega li deve ridare».

«Non è vero che Maroni è un traditore», ha detto poi sull'uomo che verosimilmente prenderà le redini del partito. «Bisogna che si smetta di dividere la Lega: questo crea varchi per il nemico che è il centralismo romano. Ora tutti uniti, noi non scompariremo. Resteremo finchè la Padania non sarà libera». Altri applausi.

L'unico momento in cui la folla, in parte, lo ha abbandona, è quando Bossi ha tirato fuori la teoria del complotto: «Io non credo che le cose vengano per caso: sono organizzate. Avete capito che è una specie di complotto». Se il popolo padano ci creda o no, non è stato chiaro. Quello che è stato chiaro, invece, è lo slancio nei confronti di Roberto Maroni.

L'ex ministro dell'Interno, che ha preso la parola prima di Umberto Bossi, è stato più che applaudito. Acclamato. «Il prossimo Consiglio federale della Lega, giovedì, procederà all'espulsione di Belsito», ha detto Maroni. «Provo orrore per le accuse di collusione con l''ndrangheta. Sono umiliato per essere stati considerati un partito di corrotti. Chi sbaglia paga, chi rompe le balle, fuori dalle palle».

Maroni, poi, ha assolto e condannato: «Conosco Umberto da 40 anni e non c'entra niente, lui non merita questo», ha infatti detto su Bossi. Mentre la condanna, ovviamente, è per Rosy Mauro, che ieri nel salotto di Bruno Vespa ha negato il suo coinvolgimento nella vicenda e ha dichiarato di non volersi assolutamente dimettere: «Mi spiace che Rosy Mauro non abbia accolto la richiesta del nostro presidente», ha dichiarato Maroni.

E ha concluso: «Se non si è dimessa, ci penserà la Lega a dimetterla». Ed ecco, allora, gli applausi più sonori della serata.

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