Delitto via Poma, Busco assolto in appello

di Francesca Porta 

Secondo la Corte d'Appello di Roma l'ex fidanzato di Simonetta Cesaroni «non ha commesso il fatto». L'assassino della ragazza è dunque ancora in libertà

Francesca Porta

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Raniero Busco - Foto LaPresse

Raniero Busco - Foto LaPresse

Raniero Busco non ha ucciso Simonetta Cesaroni. La sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Roma è chiara: l'ex fidanzato della ragazza, condannato in primo grado a 24 anni di carcere, è stato «assolto per non aver commesso il fatto».

Le parole dei giudici, che sono usciti dalla Camera di Consiglio intorno alle 13.30 di venerdì 27 aprile, sono state accolte dal pubblico presente in aula con un brusio di approvazione. La moglie di Busco, Roberta Milletari, e i suoi parenti ed amici si sono lasciati scappare alcune grida di gioia, mentre l'imputato è scoppiato in lacrime. Busco ha poi accusato un leggero malore, probabilmente causato dalla forte emozione.

La sentenza non parla di un'assoluzione per mancanza di prove, ma di quella che un tempo sarebbe stata definita formula piena. Ciò significa che i giudici ritengono Busco innocente. E, di conseguenza, che la persona che il 7 agosto 1990, in via Poma, ha massacrato Simonetta con 29 coltellate è ancora a piede libero.

«Finalmente giustizia è stata fatta ed è stata riconosciuta l'innocenza di una persona estranea ai fatti», ha dichiarato Franco Coppi, uno dei legali di Busco, dopo la lettura della sentenza. Un altro degli avvocati della difesa, Paolo Loria, ha continuato: «Per noi questa sentenza rappresenta un gran sollievo. Ciò significa che bisogna avere fiducia nella giustizia e che il processo d'appello ha ancora un suo valore».

Un commento molto più stringato è invece arrivato dal procuratore generale Alberto Cozzella, che aveva chiesto la conferma della sentenza di condanna in primo grado oppure, in subordine, la riapertura della fase istruttoria con una nuova perizia. «Aspetto le motivazioni per valutare il ricorso in Cassazione», ha dichiarato Cozzella.

Busco era stato condannato a 24 anni in primo grado per l'omicidio di Simonetta Cesaroni. Il processo in secondo grado era iniziato il 24 novembre 2011 con la richiesta, da parte degli avvocati della difesa, di rivalutare la posizione del condannato alla luce della nuova maxi-perizia svolta dai consulenti della Corte.

Secondo le risultanze della perizia, infatti, il segno su un seno di Simonetta non sarebbe riconducibile a un morso di Busco (come era stato ipotizzato) e sul reggiseno della ragazza oltre al dna dell'ex fidanzato comparirebbero altri due dna maschili.

Il delitto di via Poma, a distanza di 22 anni, rimane dunque ancora un giallo insoluto: chi ha ucciso Simonetta Cesaroni?

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