Crollano Pdl e Lega,
tiene il centrosinistra.
Boom dei grillini

di Francesca Porta 

A Verona Flavio Tosi vince al primo turno, il centrosinistra è in testa in 17 capoluoghi

Francesca Porta

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Flavio Tosi - Foto LaPresse

Flavio Tosi - Foto LaPresse

Aggiornamento delle ore 17.00: i dati sulle elezioni amministrative di Palermo non sono confermati. Secondo le ultime notizie, infatti, si sarebbero verificati degli errori nel calcolo delle percentuali: tutte le liste vedranno abbassarsi i loro risultati di circa 10 punti.

 

I dati politicamente rilevanti che emergono dalle elezioni amministrative degli scorsi giorni sono tre. Uno: il crollo di Lega e Pdl; due: la tenuta del centrosinistra; tre: il boom di consensi del Movimento 5 stelle guidato da Beppe Grillo.

Nessuno di questi dati ha più importanza degli altri due, né maggiore rilevanza politica. Dire quindi che queste elezioni sono state vinte dai grillini (e perse dai partiti) è una semplificazione eccessiva, oltreché scorretta.

Se, infatti, è vero che il movimento di Grillo ha superato tutte le aspettative, raggiungendo in molte città percentuali attorno al 15-20%, è anche vero che il centrosinistra è in testa nella maggior parte dei comuni capoluogo. Su 26 città, di cui finora solo 8 erano governate dal centrosinistra, il Pd (a volte in coalizione con l'Udc, altre con l'Idv e Sel) ne ha conquistate 6 al primo turno, e in 17 è in testa al ballottaggio.

A Genova, il candidato di centrosinistra Marco Doria ha conquistato il 48,3% dei voti e sfiderà al ballottaggio il candidato appoggiato dall'Udc Enrico Musso (15%). A Parma, Vincenzo Bernazzoli del centrosinistra è in testa con il 39,4% dei voti, contro il 19,5% del Movimento 5 stelle.

Le coalizioni del Pd sono favorite anche a Taranto, L'Aquila, Piacenza e in feudi storici della Lega Nord come Monza e Como. A Palermo, invece, a conquistare il 47,5% dei voti è stato Leoluca Orlando, candidato dell'Idv, che ha distaccato di molto il candidato del centrosinistra Fabrizio Ferrandelli (17,4%).

«C'è stato un totale ribaltamento», ha commentato il segretario del Pd Pierluigi Bersani. «Il centrodestra aveva 18 giunte e il centrosinistra 8; ora il centrosinistra è avanti in 17 città e il centrodestra in 8. Per tacere dei dati clamorosi nei Comuni con più di 15 mila abitanti. Uno tsunami del centrodestra».

Effettivamente, un altro dato rilevante è proprio il crollo dei consensi nei confronti del Pdl. A Genova e Parma il Pdl ottiene il 10-12% dei voti, mentre a Palermo, L'Aquila e Verona non arriva nemmeno alla soglia del 9%. Numeri che risentono del cambio di leadership (Alfano al posto di Berlusconi) e della mancata alleanza con il Carroccio.

«Sono elezioni nelle quali registriamo una sconfitta», ammette il segretario Angelino Alfano. «Ma non è una catastrofe». Silvio Berlusconi, però, non è dello stesso avviso: «I risultati sono superiori a quanto mi aspettavo. Pensavo peggio».

Anche la Lega Nord perde consensi: a Monza i leghisti non arrivano al ballottaggio, a Crema passano dal 22 al 7%, a Piacenza perdono il 12% dei voti, e si registra un 25% in meno a Como. Anche nel paese di Umberto Bossi, Cassano Magnago, e quello di Calderoli, Mozzo, non splende più il sole delle alpi.

L'unica, grande vittoria è quella di Flavio Tosi a Verona, che con il 57,3% viene rieletto sindaco al primo turno. Ma non è un risultato ascrivibile al Carroccio di Bossi. È semmai una vittoria della corrente di Roberto Maroni, quella che si oppone ormai da tempo al Cerchio Magico stretto intorno al Senatùr e ora travolto dallo scandalo delle appropriazioni indebite.

Tant'è che a telefonare a Tosi per complimentarsi del risultato è stato proprio Bobo Maroni. E Bossi? La risposta del sindaco di Verona è stata fin troppo chiara: «Non lo so, ho ricevuto tante chiamate, non ce l'ho fatta a rispondere a tutti».

Infine l'ultimo dato, il più chiacchierato: il boom di consensi nei confronti del Movimento 5 stelle guidato da Beppe Grillo. I candidati grillini hanno conquistato percentuali alte (con picchi del 20%) in diverse città, e a Parma si preparano a sfidare il centrosinistra al ballottaggio. «Ci vediamo in Parlamento!», ha twittato Beppe Grillo.

Siamo di fronte a una nuova forza politica? A livello amministrativo, sicuramente: i programmi dei candidati grillini sono di tutto rispetto ed evidentemente appoggiati dai cittadini. A livello nazionale, probabilmente ancora no.

I toni di Grillo, i contenuti dei comizi e, anche e soprattutto, il lessico dei discorsi, sono riconducibili al populismo e all'antipolitica. Grillo ha raccolto la preoccupazione degli italiani di fronte alla crisi economica e alla politica del rigore di Monti. Ha incanalato nel suo movimento la rabbia dei cittadini nei confronti dei partiti. Salvo poi, su Twitter, lasciarsi scappare la parola proibita: «A Comacchio il M5S è il primo partito!». Ecco appunto.

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