Napolitano: «Nessuna tensione sociale giustifica il terrorismo»

di Francesca Porta 

Nel giorno dell'anniversario della morte di Aldo Moro, il presidente della Repubblica ricorda tutte le vittime del terrorismo e parla dell'attentato a Roberto Adinolfi

Francesca Porta

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Foto LaPresse

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«Non ci sono ragioni di dissenso politico e tensione sociale che possano giustificare ribellismi, illegalismi, forme di ricorso alla forza destinate a sfociare in atti di terrorismo». Sono queste le parole pronunciate questa mattina da Giorgio Napolitano durante la commemorazione delle vittime del terrorismo.

Nel giorno dell'anniversario dell'omicidio di Aldo Moro, le parole del presidente della Repubblica sono risuonate nelle sale del Quirinale ferme e decise, solo a tratti sferzate dalla commozione. Parole che si riferiscono al passato, ma che, dopo l'attentato all'amministratore delegato dell'Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi, riacquistano un significato attuale.

Proprio oggi, infatti, sul network indipendente Indymedia è apparso un documento firmato dai Gruppi Armati Proletari (Gap) in cui è citato l'agguato ad Adinolfi e viene attaccato il governo Monti. Secondo i carabinieri non si tratterebbe di una rivendicazione, ma di «un attestato di solidarietà» nei confronti di chi l'ha commesso.

«La risposta deve essere categorica», ha detto Napolitano parlando proprio del caso Ansaldo. «Quanti vanno su quella strada sono dei perdenti, non si illudano di sfidare lo Stato».

E, dopo aver ricordato le vittime della strage di piazza Fontana, quelle di piazza Della Loggia e di tutti gli altri atti terroristici, Napolitano ha concluso: «L'Italia ha sconfitto il terrorismo. È una prova superata grazie a uno sforzo corale, un grande esempio di vitalità del tessuto unitario della nostra Nazione e della nostra democrazia, un punto di riferimento e una sorgente di fiducia per il nostro comune futuro».

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