«Non ci sono ragioni di dissenso politico e
tensione sociale che possano giustificare
ribellismi, illegalismi, forme di ricorso alla forza destinate a
sfociare in atti di terrorismo». Sono queste le
parole pronunciate questa mattina da Giorgio
Napolitano durante la commemorazione delle vittime del
terrorismo.
Nel giorno dell'anniversario dell'omicidio di Aldo
Moro, le parole del presidente della Repubblica sono
risuonate nelle sale del Quirinale ferme e decise, solo a tratti
sferzate dalla commozione. Parole che si
riferiscono al passato, ma che, dopo l'attentato all'amministratore delegato dell'Ansaldo
Nucleare Roberto Adinolfi, riacquistano un significato
attuale.
Proprio oggi, infatti, sul network indipendente
Indymedia è apparso un documento firmato dai
Gruppi Armati Proletari (Gap) in cui è citato
l'agguato ad Adinolfi e viene attaccato il governo Monti. Secondo i
carabinieri non si tratterebbe di una rivendicazione, ma di
«un attestato di solidarietà» nei confronti di chi
l'ha commesso.
«La risposta deve essere categorica», ha detto
Napolitano parlando proprio del caso Ansaldo. «Quanti vanno su
quella strada sono dei perdenti, non si illudano di sfidare
lo Stato».
E, dopo aver ricordato le vittime della strage di piazza
Fontana, quelle di piazza Della Loggia e di tutti gli altri atti
terroristici, Napolitano ha concluso: «L'Italia ha
sconfitto il terrorismo. È una prova superata grazie a uno
sforzo corale, un grande esempio di vitalità del
tessuto unitario della nostra Nazione e della nostra democrazia, un
punto di riferimento e una sorgente di fiducia per il nostro comune
futuro».