Sanità in Lombardia,
Formigoni indagato

di Rita Russo 

Il Presidente della Regione Lombardia sarebbe indagato per illecito finaziamento elettorale e  corruzione. Avrebbe ricevuto denaro e benefit dal faccendiere Pierangelo Daccò in cambio di favori a una azienda sanitaria privata

Rita Russo

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Il Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni.
Foto Ap/LaPresse.

Il Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. Foto Ap/LaPresse.

Il Governatore Roberto Formigoni sarebbe formalmente indagato dal Tribunale di Milano nell'inchiesta sulla sanità privata lombarda. Due le accuse che la magistratura gli muoverebbe: corruzione e illecito finanziamento nella campagna elettorale 2010 per il Pirellone.

Secondo quanto riportato in esclusiva dal Corriere della Sera, il Presidente Formigoni avrebbe accettato dal faccendiere Pierangelo Daccò ingenti regali - vacanze, l'uso di uno yatch e di una villa, numerose cene - e oltre mezzo milione di euro da un'azienda sanitaria privata a sostegno della sua ultima candidatura.

L'inchiesta nella quale Formigoni potrebbe essere indagato è quella sui 70 milioni di euro che il polo privato della sanità Fondazione Maugeri ha pagato negli anni al consulente-mediatore Daccò per ottenere favori in sede regionale. Nata come costola di quella sul dissesto finanziario dell'Ospedale San Raffaele di don Verzè, tale inchiesta ha già portato agli arresti sette persone. Tra loro, sono due gli amici personali di Formigoni: Pierangelo Daccò, in cella dallo scorso 15 novembre, e Antonio Simone, consulente in ambito sanitario in manette dal 13 aprile.

Il condizionale è per ora d'obbligo visto che lo stesso Formigoni ha sostenuto in un incontro con la stampa di non avere ancora ricevuto alcun avviso di garanzia: «Ho appreso di essere indagato dal Corriere della Sera. Se è in corso un'indagine il primo a esserne informato è l'interessato. Conoscendo la correttezza della Procura escludo quindi di essere indagato. Mi attendo, allora, che venga pubblicata una smentita».

Formigoni ha anche escluso in modo categorico l'ipotesi di dimissioni. Se l'avviso di garanzia ci fosse davvero, «sarei pronto a difendermi. Ma non mi dimetterò». «Non sarei, in ogni caso, l'unico presidente di Regione o sindaco di una grande città a essere sottoposto ad indagini» - ha aggiunto.

Nelle scorse settimane, Formigoni ha spiegato di aver fatto con Daccò «vacanze di gruppo» ai Caraibi,  e poi che «non c'era stato bisogno di alcun conguaglio» con l'amico che aveva offerto i viaggi.

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