La maturità nell'Emilia
del dopo terremoto
Il racconto di Eleonora

di Rita Russo 

Maturità dimezzata per Eleonora e altri 1200 studenti modenesi. La paura di nuove scosse lascia il posto all'ansia di futuro: il volontariato, la laurea in fisica, la voglia di tornare a mangiare un panino con gli amici di sempre

Rita Russo

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Ha sostenuto l'esame di Stato in questi giorni, ma la maturità l'aveva in tasca da molto prima. Dal 20 maggio, almeno, quando la prima scossa - a cui è seguito uno sciame infinito - ha sbriciolato in venti secondi tutte le sue certezze.

Eleonora Barelli è una studentessa dell'ultimo anno del liceo classico «Pico», a Mirandola. Uno dei paesi più duramente colpiti dal terremoto. «Ci sentiamo cresciuti di dieci anni in un colpo». È una dei 1200 studenti della provincia di Modena che ha affrontato l'esame di maturità in condizioni e con un umore molto diverso da quello dei colleghi nel resto d'Italia.

Niente prove scritte per loro, ma solo l'orale di un'ora con una commissione mista formata da tre professori interni, tre esterni e il presidente. Come già era stato fatto per L'Aquila, il Ministero dell'istruzione ha previsto alcune facilitazioni per gli studenti colpiti dal terremoto. «Siamo stati tutti ammessi d'ufficio all'esame e i prof sono stati molto comprensivi anche con chi era in bilico. Hanno arrotondato i voti sempre per eccesso».

Li ospiterà la scuola media del paese, costruita da poco con criteri antisismici e che quindi ha retto bene all'attività sismica. Il suo liceo infatti, è irraggiungibile. Sorge all'interno di un convento francescano nel centro di Mirandola, oggi zona rossa, proprio accanto alla chiesa di San Francesco che abbiamo visto in mille foto e telegiornali sventrata.

Eleonora vive a Concordia, a pochi chilometri da Mirandola. Anche qui, devastazione e macerie. «Da casa vedo la chiesa dove andavo da bambina ed è tutta distrutta - racconta - Il paese non è più un paese: non ci sono bar, negozi, luoghi di ritrovo».

Il momento peggiore? Il 30 maggio, dopo la seconda scossa. «I miei mi hanno caricato in macchina e siamo andati dai nostri parenti di Imola. Ho passato la notte senza chiudere occhio e mi sono trovata la mattina, in una casa che non era la mia. Senza niente. In una normalità che non era affatto normale. Con molti amici che stavano anche peggio di me».

Così anche trovarsi con i compagni diventa difficile: «Mancano i luoghi dove studiare o semplicemente passare un po' di tempo assieme. Una sera mi sono trovata con i compagni di classe per mangiare un panino da Mac Donald's. Poi ci siamo visti alla consegna delle tesine, ma non avevamo alcun motivo per festeggiare».

Anche il progetto di fare le ultime lezioni all'aperto, nel cortile della scuola è stato accantonato dopo la seconda scossa: «L'ultimo giorno di scuola per me è stato il 28 maggio: avevamo incontrato i professori per organizzare un calendario di massima. Poi la forte scossa del giorno seguente ha fatto saltare tutti i piani».

Si considera fortunata, Eleonora perché, dice, «io almeno una casa che ha retto alle scosse ce l'ho, in campagna. La mia famiglia prova a tornare alla normalità. Molti miei amici invece, stanno ancora dormendo in tenda. Non è la situazione migliore per studiare. In ogni caso la concentrazione che abbiamo non è quella che avremmo voluto per fare una maturità come si deve».

Ha studiato durante tutto l'anno scolastico, Eleonora, ed è stata ammessa all'orale con la media di 9,8: «Sono tranquilla con me stessa. Ho fatto quello che potevo compatibilmente con la situazione. Vedrò di divertirmi».

E dopo l'esame tornerà a fare volontariato con il 118: «Ho fatto qualche turno nella settimana precedente alla seconda scossa, ma diventa difficile pure dare una mano. La nostra sede è inagibile e siamo senza base operativa». Esperienza quella sulle ambulanze che ha risvegliato in lei la voglia di studiare medicina, anche se alla fine «quasi sicuramente farò fisica, mi piace il metodo logico che c'è dietro questa disciplina». A Modena o a Bologna, perché di abbandonare questa terra non ha la minima intenzione.

Hai paura di nuove scosse? «Ho imparato a convivere con questo sentimento. Sto al piano terra con le finestre spalancate e so cosa devo fare in caso di terremoto. Se arriverà una scossa più forte non sarà certo la paura a fermarmi».

Alla fine com'è andato l'esame di Eleonora? Ecco il suo resoconto finale:

Con quale stato d'animo hai affrontato la prova?

«Questa mattina, appena sveglia, mi sono sentita cresciuta, sbalzata in una vita "da grande". Ero moralmente molto pronta per la Maturità e credo di aver trasmesso questa sicurezza anche alla Commissione e a chi è venuto ad ascoltarmi».

La prova: cosa ti hanno chiesto?
«Mi hanno chiesto di esporre la tesina che avevo preparato, sulla Musica, la mia passione, e poi i professori esterni mi hanno interrogata chiedendo chiarimenti e precisazioni».

Sei soddisfatta?
«Molto. Uno dei giorni più belli della mia vita. Nonostante tutto».

Com'è stato fare la prova in condizioni disagiate?
«È stata una prova di forza, non tanto la prova in sè quanto, soprattutto, lo studio che l'ha preceduta. Studiare in queste condizioni, con la paura delle scosse e il trauma di un fine scuola così improvviso è stato difficile...»

I prof vi hanno aiutato?
«Sono stati gentilissimi. Ad esempio, a me hanno risparmiato l'interrogazione sulle materie interne: "Abbiamo già avuto il piacere di interrogarti abbastanza in questi anni". In generale li ho visti molto interessati e attenti. E anche molto "ragionativi", il che è sempre un piacere».

Che voto pensi di aver preso?
«Spero 100. Chissà che non ci scappi anche la... no, non diciamolo per scaramanzia e incrociate le dita per me».

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