Riforma del lavoro,
ecco cosa cambierà

di Francesca Porta 

In questi giorni la Camera è chiamata a votare la riforma Fornero. Ecco i punti principali del nuovo testo

Francesca Porta

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Il ministro Elsa Fornero - Foto AP/LaPresse

Il ministro Elsa Fornero - Foto AP/LaPresse

Aggiornamento del 27 giugno, ore 19: La riforma del lavoro è legge. Dopo il sì del Senato, oggi anche la Camera ha approvato il disegno di legge firmato dal ministro Elsa Fornero con 393 sì, 74 no e 46 astenuti. Il testo, come annunciato questa mattina dal ministro del Lavoro, «rimane aperto a modifiche con l'appoggio dei partiti che sostengono il governo».

Aggiornamento del 27 giugno, ore 14: La Camera ha votato le quattro fiducie alla riforma del lavoro. A favore nella prima votazione 456 deputati, 77 i contrari, 19 gli astenuti. Nel secondo voto i deputati a favore sono stati 430, 74 i contrari, 11 gli astenuti. Nella terza votazione i deputati a favore sono stati 447, 76 i contrari, 27 gli astenuti, mentre nella quarta i voti a favore sono stati 438, 75 i contrari, 28 gli astenuti.

In precedenza:

La riforma del lavoro sta per diventare legge. Dopo il via libera del Senato, il testo firmato dal ministro Elsa Fornero e destinato a modificare il mercato del lavoro approda in questi giorni alla Camera diviso in quattro parti: disposizioni generali, tipologie contrattuali e disciplina in tema di flessibilità in uscita e tutele del lavoratore; ammortizzatori sociali; tutele in costanza di rapporto di lavoro; ulteriori disposizioni.

Quest'oggi, dopo le ore 18, i deputati di Montecitorio sono chiamati a esprimersi su queste quattro parti attraverso altrettanti voti di fiducia. Mercoledì 27 giugno, probabilmente nel tardo pomeriggio, è invece previsto il voto finale di approvazione. Giusto in tempo per il vertice europeo sulla crisi in programma per il 28 e il 29 giugno.

Ma cosa prevede la riforma Fornero? Il testo è davvero articolato e complesso. Ecco i punti principali per capire come cambierà il mondo del lavoro.

Articolo 18: oggi la normativa prevede che, in caso di licenziamento senza giusta causa, l'azienda versi un indennizzo economico al lavoratore e lo reintegri nel posto di lavoro. La riforma rivede la norma differenziandola a seconda del tipo di licenziamento: in caso di licenziamento per motivi discriminatori, restano previsti sia il reintegro che il risarcimento; in caso di licenziamento per motivi economici e per motivi disciplinari soggettivi, sarà il giudice a decidere di volta in volta per il risarcimento o il reintegro. L'articolo 18, oggi applicabile solo alle aziende sopra i 15 dipendenti, sarà ora applicabile a tutte le aziende.

Ammortizzatori sociali: la cassa integrazione ordinaria non sarà cancellata, mentre la cassa integrazione straordinaria rimarrà solo nei casi di ristrutturazione dell'azienda. Tutti gli altri ammortizzatori (indennità di mobilità, assegno di disoccupazione, incentivi alla mobilità, ecc...) saranno sostituiti da un nuovo ammortizzatore, l'Aspi (Assicurazione sociale per l'impiego), che dovrebbe essere applicato a partire dal 2017. Chi potrà usufruire dell'Aspi? Tutti i dipendenti privati (e i lavoratori pubblici che non hanno un contratto a tempo indeterminato) che perdono il lavoro: per loro è previsto un assegno di massimo 1.190 euro per 12 mesi (18 se il lavoratore ha più di 55 anni).

Contratto a tempo indeterminato: il ministro Fornero ha chiarito che questo contratto deve essere quello più diffuso e «dominante». Il percorso "ideale" per arrivarci passa attraverso il contratto di apprendistato.

Contratto di apprendistato: il piano del governo prevede la nascita di un contratto (che il ministro Fornero ha chiamato «dominante») per l'ingresso nel mondo del lavoro dei giovani tra i 15 e i 29 anni. Si tratta di un contratto di tre anni, durante i quali l'azienda gode di diversi sgravi fiscali ed è obbligata a fare formazione (rilasciando un certificato alla fine del percorso), che può concludersi in una risoluzione del rapporto di lavoro oppure in un'assunzione a tempo indeterminato. Questo contratto dovrebbe "costare meno" all'azienda rispetto a un contratto a termine.

Contratti a termine: il governo intende disincentivare l'uso di contratti a termine (co.co.co, contratti a progetto, contratti a tempo determinato) aumentando i costi a carico delle aziende (quota di contributi, ecc...). Gli obiettivi sono quelli di sfoltire gli accordi a tempo, scoraggiare il precariato e smascherare le finte collaborazioni (ad esempio la monocommittenza e il ricorso a partire Iva fittizie). Per quanto riguarda il tempo determinato, c'è un'ulteriore novità: dopo 36 mesi si trasformerà in tempo indeterminato.

Stage: non sarà più permesso alle aziende fare stage gratuiti per i giovani che hanno già concluso la formazione universitaria. Chi ha concluso il suo ciclo formativo deve essere pagato per il lavoro che svolge.

Partite Iva: viene introdotto l'obbligo di trasformare le consulenze in collaborazioni coordinate e continuative (co.co.pro) o in contratti a tempo indeterminato per le partite IVA che presentano almeno due delle seguenti caratteristiche: non superano i 18mila euro di reddito lordo annuo; hanno almeno 8 mesi di lavoro presso la stessa azienda; hanno un corrispettivo pagato superiore all'80% rispetto a quello di un dipendente o collaboratore e una postazione fissa in ufficio.

Dimissioni in bianco: prevista una misura per bloccare le dimissioni in bianco, un uso ormai entrato nel modus operandi di molte aziende e che colpisce soprattutto (ma non solo) le donne.

 

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