Più passa il tempo e più il naufragio della Costa
Concordia sembra una tragedia imputabile alla
superficialità. Non solo quella del capitano Francesco Schettino,
che il 13 gennaio ha urtato uno scoglio di fronte
all'Isola del Giglio, ma anche quella di Costa
Crociere.
Secondo quanto verificato dai periti nominati dal giudice di
Grosseto, infatti, il giorno del naufragio - in cui sono
morte 32 persone - alcuni sistemi di
controllo della nave non erano in funzione. E, secondo il
Codice di Navigazione, le imbarcazioni che non hanno una
strumentazione perfettamente funzionante non potrebbero nemmeno
salpare.
Quali erano i problemi della Costa Concordia? Innanzittutto, al
momento del'incidente la nave aveva la scatola nera in
avaria. Secondo quanto riportato dal Corriere della
Sera, infatti, agli atti della Procura ci sarebbe un'email
inviata da Pierfrancesco Ferro, responsabile del
settore tecnico di Costa, al direttore generale della compagnia il
22 gennaio, pochi giorni dopo il disastro.
Rispondendo alle richieste di chiarimento dell'armatore, Ferro
scrive: «Le allego copia di tutte le comunicazioni intercorse tra
la nave, me e la ditta di riparazione. Dalle mail si evince che la
segnalazione dalla nave (sul guasto della scatola nera, ndr) è
stata fatta alle ore 18.02 del 10 gennaio. Io ho
letto e inoltrato la mail alla ditta alle 10.46 dell'11 gennaio.
L'intervento è stato programmato per il giorno 13 a Civitavecchia o
al più tardi per il 14 a Savona. Successivamente la ditta mi ha
comunicato telefonicamente che sarebbe intervenuta a
Savona».
Il 14 gennaio, però, era già troppo tardi. La Concordia è
naufraga la sera del 13 gennaio e la scatola nera è guasta.
Non registra nessuna informazione. Il computer di
servizio, che registra una copia di quanto solitamente acquisito
dalla scatola nera, smette di ricevere informazioni alle 23.36 del
13 gennaio. A differenza della scatola nera, inoltre, il computer è
accessibile e dunque potenzialmente manomettibile.
Da parte sua, la Costa Crociere ha replicato:
«La scatola nera aveva segnalato solo un codice d'errore che non
significava assolutamente che l'apparecchio Vdr non funzionasse.
Inoltre, non c'é norma o convenzione internazionale che prescriva
che in una situazione del genere la nave non possa navigare».
Oltre al guasto della scatola nera, però, un altro aspetto da
verificare è il blackout del sistema Martec, il
meccanismo di controllo che regola l'erogazione dell'energia
elettrica sulla nave. Secondo i periti, non è da escludere che il
Martec avesse un malfunzionamento che potrebbe
aver causato un guasto alle porte degli ascensori (dove sono morti
quattro passeggeri).
Ultimo aspetto, infine, è quello delle porte taglia
fuoco. Le norme di sicurezza, infatti, impongono che la
nave viaggi con le porte stagne chiuse, mentre quelle della
Concordia erano aperte. Forse per agevolare il passaggio del
personale che lavorava sulla nave. Fatto sta che, se le porte
fossero stata chiuse, la corsa dell'acqua verso la parte alta della
nave e l'affondamento avrebbero potuto essere più lenti.
Ciò non significa che, sistemati questi problemi, le cose
sarebbero andate diversamente. Probabilmente, nulla di quanto
accaduto sarebbe cambiato. Ma di certo, se quei problemi fossero
stati sistemati, non avremmo questo dubbio.
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