Trattativa Stato-mafia,
i pm di Palermo
convocano Berlusconi

di Francesca Porta 

L'ex premier, chiamato come «persona informata dei fatti», non si è presentato, invocando il legittimo impedimento

Francesca Porta

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Silvio Berlusconi - Foto AP/LaPresse

Silvio Berlusconi - Foto AP/LaPresse

Aggiornamento delle ore 16: Anche Marina Berlusoni, figlia di Silvio, è stata convocata dai pm di Palermo come persona informata sui fatti nell'inchiesta sulla trattativa Stato-mafia e, in particolare, sull'indagine per estorsione ai danni di Berlusconi da parte di Marcello Dell'Utri.

In precedenza:

Lunedì 16 luglio Silvio Berlusconi avrebbe dovuto presentarsi di fronte ai pm della Procura di Palermo. L'ex premier, infatti, era stato convocato come persona informata sui fatti nell'ambito dell'inchiesta sulle trattative Stato-mafia che si sarebbero svolte all'inizio degli anni Novanta.

Secondo quanto riportato questa mattina dal Corriere della Sera, il procuratore aggiunto Antonio Ingroia e i sostituti Nino Di Matteo, Francesco Del Bene e Lia Sava aveva convocato Berlusconi per interrogarlo su alcuni prestiti infruttiferi fatti dal leader del Pdl a Marcello Dell'Utri, indagato nell'inchiesta. In particolare, i pm vorebbero dei chiarimenti sui soldi versati da Berlusconi a Dell'Utri tra il 2008 e il 2011.

L'ex premier, però, non si è presentato in Procura, invocando come «legittimo impedimento» una riunione con alcuni economisti e politici durante la quale si è discusso di euro, crisi ed Europa. L'incontro, effettivamente, si è svolto (a Lesmo, in Brianza).

L'inchiesta sulla trattativa Stato-mafia è davvero molto vasta e complicata. Gli indagati sono 12 tra boss mafiosi, politici e rappresentanti delle istituzioni. Tra loro, è risaputo, c'è anche Marcello Dell'Utri, accusato di essere stato nel 1994 il portavoce delle minacce mafiose nei confronti di Berlusconi (in quel momento premier per la prima volta).

In pratica, secondo le ipotesi dei pm di Palermo, a partire dal 1992 Cosa Nostra avrebbe esercitato pressioni sui vertici dello Stato per ottenere concessioni di varia natura. Una delle richieste, molto probabilmente, era quella di allentare la pressione dello Stato sulla criminalità organizzata.

In questo quadro andrebbero inseriti, secondo l'ipotesi d'accusa, l'attentato di via D'Amelio in cui fu ucciso Paolo Borsellino (19 luglio 1992), le stragi dinamitarde di Firenze (maggio 1993), Roma (luglio 1993) e Milano (luglio 1993). Queste bombe sarebbero state una risposta dei corleonesi all'inasprimento del carcere per i boss mafiosi e all'interruzione delle trattative con le istituzioni.

 

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