Cdm: salve le festività, tagliate le Province

di Francesca Porta 

Il Consiglio dei Ministri ha deciso di non accorpare le feste patronali. Stabiliti i criteri per i tagli delle Province

Francesca Porta

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Il ministro Filippo Patroni Griffi e il premier Mario Monti -
Foto LaPresse

Il ministro Filippo Patroni Griffi e il premier Mario Monti - Foto LaPresse

Festività e Province: sono questi i temi principali dei quali si è discusso venerdì 20 luglio durante il Consiglio dei Ministri. Riuniti a Palazzo Chigi per parlare dell'attuazione del decreto sulla spending review, il premier Mario Monti e i ministri del governo hanno infatti deciso che le feste patronali non verranno toccate e che saranno invece dimezzati gli enti provinciali.

Dell'accorpamento delle festività si era parlato in settimana dopo le dichiarazioni del sottosegretario Gianfranco Polillo. L'ipotesi è effettivamente arrivata sul tavolo del Cdm, ma è stata ufficialmente accantonata. «I risparmi di spesa non sono garantiti», si legge in una nota di Palazzo Chigi. «Non ci sono casi simili in Europa e si violerebbe il principio dell'autonomia contrattuale». Le feste patronali, dunque, saranno mantenute.

A venire toccate, invece, saranno le Province. Il Cdm ha infatti definito i criteri («dimensione territoriale e popolazione residente») per il riordino degli enti provinciali previsto dalla spending review. «I nuovi enti dovranno avere almeno 350mila abitanti ed estendersi su una superficie territoriale non inferiore ai 2500 chilometri quadrati».

Secondo quanto riportato dall'agenzia Ansa, questa sarebbe la situazione dopo i tagli. In Piemonte, su otto Province attuali, quelle salve sarebbero Torino, Cuneo e Alessandria; via le attuali Province di Vercelli, Asti, Biella, Verbano-Cusio e Novara.

In Lombardia rimarrebbero Milano Brescia, Bergamo e Pavia, mentre dovrebbero essere accorpate le attuali Province di Lecco, Lodi, Como, Monza Brianza, Mantova, Cremona, Sondrio e Varese. In Veneto rimarrebbero in vita Venezia, Verona e Vicenza. Accorpamento per Rovigo, Belluno, Padova e Treviso.

In Liguria scomparirebbero due Province: Savona e Imperia; salve Genova e La Spezia. In Emilia Romagna resterebbero Bologna, Parma, Modena e Ferrara; accorpate invece Reggio Emilia, Ravenna, Forli'-Cesena, Rimini e Piacenza. In Toscana, su dieci Province, si salverebbe solo Firenze (via Grosseto, Siena, Arezzo, Lucca, Massa Carrara, Pistoia, Prato, Pisa e Livorno).

In Umbria rimarrebbe solo Perugia (scompare dunque Terni), mentre nelle Marche si salverebbero Ancona, Pesaro e Urbino (scompaiono Ascoli Piceno, Macerata e Fermo). Nel Lazio rimarrebbero Roma e Frosinone, ma dovrebbero essere accorpate Latina, Rieti e Viterbo.

In Abruzzo non subirebbero accorpamenti L'Aquila e Chieti, in Molise rimarrebbe solo la provincia di Campobasso, in Campania salve Napoli, Salerno, Caserta e Avellino, fuori solo Benevento. In Basilicata rimarrebbe in vita la Provincia di Potenza, esclusa invece quella di Matera.

In Puglia su 6 Province se ne salvano solo 3: Bari, Foggia e Lecce (da accorpare Taranto, Brindisi e Barletta-Andria). In Calabria si salaverebbero Cosenza, Reggio Calabria e Catanzaro (accorpamento per Crotone e Vibo Valentia.

In Sicilia resterebbero Palermo, Agrigento, Catania e Messina (accorpamento per Caltanisetta Enna, Ragusa, Siracusa e Trapani), mentre in Sardegna rimarrebbe solo la Provincia di Cagliari (via quelle di Olbia Tempio, Medio, Ogliastra, Carbonia, Sassari, Nuoro, Oristano). Infine in Friuli si salverebbero Trieste e Udine, con l'accorpamento di Pordenone e Gorizia.

 

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