Semipresidenzialismo,
via libera del Senato

di Francesca Porta 

Palazzo Madama, con i voti di Pdl e Lega Nord, ha approvato l'elezione diretta del presidente della Repubblica

Francesca Porta

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L'Aula del Senato - Foto LaPresse

L'Aula del Senato - Foto LaPresse

Elezione diretta del presidente della Repubblica e semipresidenzialismo: sono queste le due riforme costituzionali approvate oggi a Palazzo Madama. Il pacchetto di norme - firmato dal capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri e dal vice Gaetano Quagliarello - è passato con i voti di Pdl, Lega e Coesione Nazionali. Contrari Udc e Api, astenuti Fli e i senatori del Pdl Giuseppe Pisanu e Giuseppe Saro. Il Pd e l'Idv, invece, hanno lasciato l'aula per protesta.

Queste riforme approvate in Senato prevedono che «il presidente della Repubblica» sia «il Capo dello Stato» e che presieda «il Consiglio dei Ministri salvo delega al primo ministro». Con le nuove norme, il presidente sarebbe eletto direttamente dai cittadini maggiorenni, a suffragio universale, e avrebbe il potere di nominare il primo ministro. Il premier, a sua volta, nominerebbe i ministri.

Nel sistema semipresidenziale proposto dal Pdl, inoltre, il presidente della Repubblica rimarrebbe in carico cinque anni e potrebbe essere rieletto una sola volta. Non sarebbe più, però, a capo del Csm: questo ruolo sarebbe infatti ricoperto dal primo presidente della Corte di Cassazione.

«Il Senato ha approvato, ora tocca alla Camera», ha dichiarato con soddisfazione il segretario del Pdl Angelino Alfano. «Speriamo che il Pd non faccia perdere questa occasione all'Italia, perché l'anno prossimo di questi tempi potremmo avere un presidente eletto dal popolo. Si tratta di una grande chance, di un fatto storico».

Non tutti, però, sono d'accordo con Alfano. All'interno dello stesso Pdl si sono alzate voci contrarie: «Sono favorevole al semipresidenzialismo, ma ritengo che la via seguita in questa sede sia sbagliata», ha infatti dichiarato il senatore ed ex ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu. «Una riforma così impegnativa avrebbe richiesto un ampio dibattito e invece ci siamo ritrovati con una manciata di emendamenti presentati in aula contro l'opinione della larga maggioranza che si era raccolta attorno all'originario pacchetto di riforme».

Parole simili sono arrivate dalla presidente dei senatori del Pd Angela Finocchiaro: «Alfano e Gasparri sanno che questo testo non sarà mai legge e dovrebbero rendersi conto di quanto disagio ci sia all'interno del Pdl su questa vicenda. I senatori Pisanu e Saro dicono la verità: le loro parole confermano che nel Pdl non tutti sono alla mercè delle scorribande di Berlusconi».

Il dibattito su queste riforme è destinato a durare ancora a lungo. Per divenire effettiva, infatti, una modifica costituzionale (come appunto questa) necessita del doppio passaggio in entrambe le Camere. Se non fosse approvata a maggioranza qualificata (cioè coi due terzi delle Aule), inoltre, la riforma potrebbe essere sottoposta a un referendum confermativo.

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