Elezione diretta del presidente della Repubblica e
semipresidenzialismo: sono queste le due riforme costituzionali
approvate oggi a Palazzo Madama. Il pacchetto di
norme - firmato dal capogruppo del Pdl Maurizio
Gasparri e dal vice Gaetano Quagliarello
- è passato con i voti di Pdl, Lega e Coesione Nazionali. Contrari
Udc e Api, astenuti Fli e i senatori del Pdl Giuseppe Pisanu e
Giuseppe Saro. Il Pd e l'Idv, invece, hanno lasciato l'aula per
protesta.
Queste riforme approvate in Senato prevedono che «il presidente
della Repubblica» sia «il Capo dello Stato» e che presieda «il
Consiglio dei Ministri salvo delega al primo ministro». Con le
nuove norme, il presidente sarebbe eletto direttamente dai
cittadini maggiorenni, a suffragio universale, e
avrebbe il potere di nominare il primo ministro.
Il premier, a sua volta, nominerebbe i ministri.
Nel sistema semipresidenziale proposto dal Pdl, inoltre, il
presidente della Repubblica rimarrebbe in carico cinque
anni e potrebbe essere rieletto una sola volta. Non
sarebbe più, però, a capo del Csm: questo ruolo sarebbe infatti
ricoperto dal primo presidente della Corte di Cassazione.
«Il Senato ha approvato, ora tocca alla Camera», ha dichiarato
con soddisfazione il segretario del Pdl Angelino
Alfano. «Speriamo che il Pd non faccia perdere questa
occasione all'Italia, perché l'anno prossimo di questi tempi
potremmo avere un presidente eletto dal popolo. Si tratta
di una grande chance, di un fatto storico».
Non tutti, però, sono d'accordo con Alfano. All'interno
dello stesso Pdl si sono alzate voci contrarie: «Sono
favorevole al semipresidenzialismo, ma ritengo che la via seguita
in questa sede sia sbagliata», ha infatti dichiarato il senatore ed
ex ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu. «Una
riforma così impegnativa avrebbe richiesto un ampio dibattito e
invece ci siamo ritrovati con una manciata di emendamenti
presentati in aula contro l'opinione della larga
maggioranza che si era raccolta attorno all'originario
pacchetto di riforme».
Parole simili sono arrivate dalla presidente dei senatori del Pd
Angela Finocchiaro: «Alfano e Gasparri sanno che
questo testo non sarà mai legge e dovrebbero
rendersi conto di quanto disagio ci sia all'interno del Pdl su
questa vicenda. I senatori Pisanu e Saro dicono la verità: le loro
parole confermano che nel Pdl non tutti sono alla mercè delle
scorribande di Berlusconi».
Il dibattito su queste riforme è destinato a durare ancora a
lungo. Per divenire effettiva, infatti, una modifica
costituzionale (come appunto questa) necessita del
doppio passaggio in entrambe le Camere. Se non fosse
approvata a maggioranza qualificata (cioè coi due terzi delle
Aule), inoltre, la riforma potrebbe essere sottoposta a un
referendum confermativo.
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