Ilva sotto sequestro, otto dirigenti agli arresti domiciliari

di Francesca Porta 27 luglio 2012

Il gip di Taranto ha disposto i sigilli per sei reparti dell'acciaieria. L'indagine è per «disastro ambientale»

Francesca Porta

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Lo stabilimento dell'Ilva - Foto LaPresse

Lo stabilimento dell'Ilva - Foto LaPresse

Aggiornamento di venerdì 27 luglio:

Questa mattina i lavoratori dell'Ilva hanno tenuto un'assemblea sindacale, nella quale è stato indetto lo sciopero a oltranza. Migliaia di operai, poi, hanno bloccato le strade della città in segno di protesta contro il provvedimento di sequestro firmato dalla Procura.

In precedenza:

L'Ilva di Taranto è sotto sequestro. Dopo anni di polemiche e mesi di indagini, oggi il gip di Taranto Patrizia Todisco ha firmato il provvedimento di sequestro senza facoltà d'uso dell'intera area a caldo dell'acciaieria. I sigilli sono previsti per sei zone dello stabilimento: i parchi minerali, le cokerie, l'area agglomerazione, l'area altiforni, le acciaierie e la gestione dei materiali ferrosi.

Oltre al provvedimento di sequestro, il gip ha disposto gli arresti domiciliari per gli otto indagati nell'inchiesta per disastro ambientale. Si tratta di dirigenti ed ex dirigenti dell'azienda: tra loro gli ex presidenti dell'Ilva Emilio e Nicola Riva, l'ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso e i dirigenti Ivan Di Maggio e Angelo Cavallo.

I capi d'accusa sono diversi: disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose, inquinamento atmosferico.

L'inchiesta è stata avviata lo scorso 8 novembre, quando il gip di Taranto - «tenuto conto delle segnalazioni tecniche e delle denunce pervenute dal Comune, dall'Arpa e da numerose associazioni ambientaliste» - ha nominato quattro periti per verificare se «dallo stabilimento si diffondano gas, vapori, sostanze aeriformi e solide, contententi sostanze pericolose per la salute dei lavoratori e per la popolazione del vicino centro abitato».

Dopo alcuni mesi di rilevazioni, a marzo sono state presentate le perizie. L'opinione degli esperti è chiara: l'alto livello di inquinamento a Taranto è prodotto principalmente dall'Ilva. Questo inquinamento, inoltre, ha una relazione diretta con il tasso di tumori che, in città, supera la media nazionale. Dal 1998 al 2010 (in 13 anni) si sono infatti registrate 386 morti per emissioni industriali.

L'Ilva, con i suoi 15 milioni di metri quadrati, è una delle acciaierie più grandi d'Europa e dà lavoro a oltre 11 mila persone. Di queste, circa 7 mila oggi sono uscite dallo stabilimento e si sono riversate per le strade della città in un corteo di protesta. Il timore dei dipendenti è che il provvedimento del gip porti alla chiusura dell'acciaieria e al fermo della produzione.

Il che, ovviamente, si tradurrebbe per loro nella perdita del posto di lavoro. Continuare a operare dentro lo stabilimento, d'altra parte, significherebbe continuare a respirare sostanze tossiche. È una battaglia - inconcepibile, ma reale - tra diritto al lavoro e diritto alla salute.

«L'azienda ecocompatibile va bene» - ha detto oggi un operaio a Repubblica.it - «ma bisogna dare tempo all'azienda. Noi dobbiamo continuare a lavorare, altrimenti dove si va? In questa città le prospettive sono quasi zero. La chiusura dell'Ilva manderebbe in crisi le nostre famiglie. Sarebbe una decisione traumatica».

Il governo lo sa bene. Per questo il ministro dell'Ambiente Corrado Clini ha fatto sapere che «l'intenzione del governo è quella di sostenere la continuità delle attività produttive nel sito industriale. Chiederò che il riesame dei provvedimenti giudiziari avvenga nel minor tempo possibile, perché non possiamo sostenere il probabile clima di tensione economica e sociale»

«Il governo vigilerà sul fatto che l'azienda continui a stare a Taranto e anche sul programma di risanamento ambientale. ha poi aggiunto il ministro. «Non è detto, comunque, che l'impianto venga chiuso: non si tratta di impianti che si chiudono con un bottone, quindi abbiamo un ragionevole tempo per risolvere la situazione».

 

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