Aggiornamento di venerdì 27
luglio:
Questa mattina i lavoratori dell'Ilva hanno tenuto un'assemblea
sindacale, nella quale è stato indetto lo sciopero a oltranza.
Migliaia di operai, poi, hanno bloccato le strade della città in
segno di protesta contro il provvedimento di sequestro firmato
dalla Procura.
In precedenza:
L'Ilva di Taranto è sotto sequestro. Dopo anni
di polemiche e mesi di indagini, oggi il gip di Taranto
Patrizia Todisco ha firmato il provvedimento di
sequestro senza facoltà d'uso dell'intera area a caldo
dell'acciaieria. I sigilli sono previsti per sei zone
dello stabilimento: i parchi minerali, le cokerie, l'area
agglomerazione, l'area altiforni, le acciaierie e la gestione dei
materiali ferrosi.
Oltre al provvedimento di sequestro, il gip ha disposto gli
arresti domiciliari per gli otto indagati nell'inchiesta
per disastro ambientale. Si tratta di dirigenti ed ex
dirigenti dell'azienda: tra loro gli ex presidenti dell'Ilva
Emilio e Nicola Riva, l'ex direttore dello
stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso e i dirigenti Ivan Di
Maggio e Angelo Cavallo.
I capi d'accusa sono diversi: disastro colposo
e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari,
omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro,
danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e
sversamento di sostanze pericolose, inquinamento
atmosferico.
L'inchiesta è stata avviata lo scorso 8 novembre, quando il gip
di Taranto - «tenuto conto delle segnalazioni tecniche e delle
denunce pervenute dal Comune, dall'Arpa e da numerose
associazioni ambientaliste» - ha nominato quattro periti
per verificare se «dallo stabilimento si diffondano gas, vapori,
sostanze aeriformi e solide, contententi sostanze
pericolose per la salute dei lavoratori e per la
popolazione del vicino centro abitato».
Dopo alcuni mesi di rilevazioni, a marzo sono state presentate
le perizie. L'opinione degli esperti è chiara: l'alto livello di
inquinamento a Taranto è prodotto principalmente dall'Ilva. Questo
inquinamento, inoltre, ha una relazione diretta con il
tasso di tumori che, in città, supera la media nazionale.
Dal 1998 al 2010 (in 13 anni) si sono infatti registrate
386 morti per emissioni industriali.
L'Ilva, con i suoi 15 milioni di metri quadrati, è una delle
acciaierie più grandi d'Europa e dà lavoro a oltre 11 mila
persone. Di queste, circa 7 mila oggi sono uscite dallo
stabilimento e si sono riversate per le strade della città in un
corteo di protesta. Il timore dei dipendenti è che
il provvedimento del gip porti alla chiusura dell'acciaieria e al
fermo della produzione.
Il che, ovviamente, si tradurrebbe per loro nella perdita del
posto di lavoro. Continuare a operare dentro lo stabilimento,
d'altra parte, significherebbe continuare a respirare sostanze
tossiche. È una battaglia - inconcepibile, ma reale - tra
diritto al lavoro e diritto alla salute.
«L'azienda ecocompatibile va bene» - ha detto oggi un operaio a
Repubblica.it - «ma bisogna dare
tempo all'azienda. Noi dobbiamo continuare a
lavorare, altrimenti dove si va? In questa città le
prospettive sono quasi zero. La chiusura dell'Ilva manderebbe in
crisi le nostre famiglie. Sarebbe una decisione traumatica».
Il governo lo sa bene. Per questo il ministro dell'Ambiente
Corrado Clini ha fatto sapere che «l'intenzione
del governo è quella di sostenere la continuità delle attività
produttive nel sito industriale. Chiederò che il riesame
dei provvedimenti giudiziari avvenga nel minor tempo
possibile, perché non possiamo sostenere il probabile
clima di tensione economica e sociale»
«Il governo vigilerà sul fatto che l'azienda continui a stare a
Taranto e anche sul programma di risanamento ambientale. ha poi
aggiunto il ministro. «Non è detto, comunque, che
l'impianto venga chiuso: non si tratta di impianti che si
chiudono con un bottone, quindi abbiamo un ragionevole tempo per
risolvere la situazione».