Monti prepara il piano anti-debito

di Francesca Porta 

Dopo la riforma del lavoro e la spending review, il prossimo impegno del governo sarà una proposta per ridurre il debito pubblico

Francesca Porta

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Mario Monti - Foto Getty Images

Mario Monti - Foto Getty Images

Abbattere i 1960 miliardi di euro di debito pubblico: è questa la prossima missione del premier Mario Monti e dei suoi ministri. Dopo aver approvato la riforma delle pensioni, quella del lavoro e il decreto sulla spending review, ora il governo deve occuparsi della riduzione del debito italiano, che ormai ha raggiunto il 123,4% in rapporto al Pil.

A chiederlo è innanzittutto l'Europa: se il debito non sarà ridotto di un ventesimo all'anno per la parte che eccede il 60% in rapporto al Pil, da Bruxelles arriveranno delle sanzioni. Che, durante una crisi, sono l'ultima cosa di cui un Paese ha bisogno.

È dunque necessario studiare un pacchetto di misure che riesca a ridurre drasticamente il debito trovando allo stesso tempo risorse fresche per rilanciare la crescita. Perché, se è vero che è importante abbattere il debito, è anche vero che se non si investe sulla crescita gli sforzi rischiano di essere vani.

Il piano, a cui stanno lavorando il presidente del Consiglio e il ministro dell'Economia Vittorio Grilli, dovrebbe essere pronto per il mese di settembre. Secondo le prime indiscrezioni, il governo sta ragionando su tre punti: la dismissione di parte del patrimonio pubblico, il conferimento di alcune partecipazioni statali e il secondo pacchetto di norme relativo alla spending review.

Per quanto riguarda le dismissioni, si parla della vendita di 350 immobili di pregio già valorizzati che potrebbero fruttare circa 4-5 miliardi di euro. Tra gli edifici in discussione per la dismissione, ci sono il Castello Orsini di Soriano al Cimino, Palazzo Diedo a Venezia e Palazzo Bolis Gualdo a Milano. Immobili di grande valore, ma probabilmente anche con prezzi incompatibili con la scarsa liquidità dei periodi di crisi.

Il secondo punto del piano, invece, prevede di conferire alla Cassa depositi e prestiti le partecipazioni detenute dal Tesoro in Finteca, Sace e Sismest. La Cassa, controllata dal Tesoro ma fuori dal perimetro della pubblica amministrazione, dovrebbe pagare circa 10 miliardi di euro per l'acquisto delle tre partecipazioni.

Per quanto riguarda l'ultimo punto, ovvero la seconda parte della spending review, non ci sono ancora notizie certe. Secondo voci e indiscrezioni, gli ingredienti principali sarebbero il taglio ai finanziamenti di partiti e sindacati, nuovi tagli alla spesa pubblica e una sforbiciata agli sconti fiscali.

Nelle intenzioni del governo, questo piano dovrebbe portare l'Italia al pareggio di bilancio già l'anno prossimo, accumulando anche un avanzo primario del 5%.

Leggi anche:

>>Spending review, ecco cosa prevede il decreto

>>Riforma del lavoro, ecco cosa cambierà

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