Ilva, i ministri Clini e Passera a Taranto

di Francesca Porta 

Il governo elabora un piano per evitare la chiusura dell'acciaieria. Intanto, tredici persone sono indagate per corruzione e concussione

Francesca Porta

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Corrado Passera e Corrado Clini a Taranto - Foto LaPresse

Corrado Passera e Corrado Clini a Taranto - Foto LaPresse

Aggiornamento delle ore 18.30:

Alla conclusione degli incontri con le istituzioni e le parti sociali, il ministro dell'Ambiente Corrado Clini ha dichiarato: «La risposta dell'Ilva è stata positiva. Per la prima volta questa grande impresa italiana accetta di lavorare con un approccio europeo, impegnandosi a ridurre le emissioni fino ad azzerarle».

Il ministro dello Sviluppo Corrado Passera ha quindi aggiunto: «Vogliamo convincere la magistratura ad aiutare un processo di ammodernamento senza la chiusura dell'impianto. Auspichiamo che non vengano prese decisioni che siano irrimediabili nelle loro conseguenze. Ci sono ancora molti tentativi da fare prima di arrivare allo spegnimento degli impianti. La collaborazione con la magistratura è e sarà totale».

Aggiornamento delle ore 17:

Il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola ha dichiarato che «il governo ha dismesso l'intenzione di proseguire lungo la strada del conflitto di attribuzione con la magistratura: mi sembra questa una prova di saggezza».

Aggiornamento delle ore 16:

«L'Ilva investirà 146 milioni di euro per l'ambiente: 90 milioni sono già stati finanziati e altri 56 verranno messi in campo». È questo l'annuncio fatto dal presidente dell'Ilva Bruno Ferrante dopo l'incontro con il ministro dello Sviluppo Corrado Passera e il ministro dell'Ambiente Corrado Clini. «Dobbiamo dimostrare la volontà di risanamento e di messa in sicurezza e lo faremo».

In precedenza:

«Coniugare il lavoro, le esigenze di produzione e la difesa della salute». È questa la missione del ministro dell'Ambiente Corrado Clini e del ministro dello Sviluppo Corrado Passera, che venerdì 17 agosto sono arrivati a Taranto per partecipare a un vertice sul'Ilva.

Non si può certo dire che sia una missione facile, ma è certamente necessaria. A Taranto, quasi ventimila persone lavorano in uno stabilimento dove, secondo il gip Patrizia Todisco e diversi esperti, «si diffondo gas, vapori, sostanze pericolose per la salute». Oltre 380 persone, negli ultimi 13 anni, sono morte di tumore a causa di queste emissioni industriali.

Secondo quanto disposto dal gip, le aree a caldo dell'Ilva vanno chiuse e la produzione fermata, in modo da permettere di procedere con la bonifica dello stabilimento e il risanamento ambientale. Questo, però, si traduce con la perdita del posto di lavoro per migliaia di operai.

Il problema è letteralmente vitale: salute e lavoro dovrebbero essere concilibiali. Nel caso specifico dell'Ilva, devono essere conciliati il prima possibile. Come fare? Secondo alcune indiscrezioni, il governo starebbe mettendo a punto un piano diviso in tre fasi: la richiesta di fondi all'Unione Europea per ammodernare gli impianti, la riqualificazione del porto industriale (per attirare investimenti) e una nuova autorizzazione integrata ambientale (Aia) entro il 30 settembre.

È per discutere di questi tre punti che venerdì 17 agosto i ministri Passera e Clini sono arrivati a Taranto. Gli incontri in programma sono diversi: uno con il governatore della Regione Puglia Nichi Vendola, le amministrazioni locali e l'autorità portuale; uno con il presidente dell'Ilva Bruno Ferrante; uno con le organizzazioni sindacali e Confindustria.

Mentre le istituzioni discutono dentro il palazzo della Prefettura di Taranto, fuori i lavoratori e le associazioni ambientaliste protestano con blocchi stradali e cortei. I primi chiedono al governo di tutelare il loro posto di lavoro, evitando il blocco della produzione, mentre i secondi lodano la decisione del gip di chiudere l'acciaieria.

Intanto, continuano a emergere nuovi sviluppi nell'inchiesta giudiziaria. Tredici persone, tra politici e funzionari pubblici, sono ora indagate per corruzione in atti giudiziari e concussione. Secondo la Guardia di Finanza, il consulente e uomo delle pubbliche relazioni dell'Ilva Girolamo Archinà avrebbe pilotato (grazie a qualche mazzetta) numerosi controlli e diverse rilevazioni dei tecnici ambientali sulle emissioni dello stabilimento.

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